Cannes, tra critiche entusiastiche e il peso dell’assenza hollywoodiana
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si chiude stasera, 23 maggio, il sipario sulla 79esima edizione del Festival di Cannes, e il verdetto della giuria – presieduta dal sudcoreano Park Chan-wook – sta per sciogliere i dubbi che hanno accompagnato gli ultimi dieci giorni di proiezioni. Sarà l’attrice Eye Haïdara a condurre il galà finale, nel corso del quale verranno assegnati la Palma d’oro, il Grand Prix, i premi per la miglior regia, la miglior sceneggiatura, e le quattro interpretazioni protagoniste. A consegnare il massimo riconoscimento sarà Tilda Swinton, mentre altri membri del collegio – tra cui Geena Davis, Xavier Dolan, Pierfrancesco Favino, Nadine Labaki e Zoe Saldaña – annunceranno i premi minori. La sensazione, tuttavia, è che su questa edizione pesi un’assenza non certo trascurabile: quella di Hollywood, o meglio della sua industria più rumorosa, che sulla Croisette ha lasciato solo tracce sporadiche e un paio di divi spaesati.
Un concorso di qualità, ma senza l’exploit da standing ovation
Il lotto dei film in gara, va detto, non ha regalato il cosiddetto “colpo di teatro”, quel titolo capace di mettere d’accordo critica e pubblico già dalla prima proiezione. Eppure, a guardare i favori del pronostico, spiccano almeno tre nomi destinati a infiammare la serata. C’è il lento e meditativo «Soudain» del giapponese Ryusuke Hamaguchi, un’opera che la stampa specializzata ha letteralmente adorato – collezionando voti altissimi – ma che dovrà ora convincere la giuria. C’è il potente thriller politico «Minotaur» del dissidente russo Andreï Zvjagintsev, un’opera cupa e raffinata che parla del potere e delle sue derive. E poi c’è «Amarga Navidad», il grande ritorno di Pedro Almodóvar: il regista spagnolo, che non ha mai vinto la Palma d’oro, ci spera ancora, e questo suo ultimo lavoro mescola dramma familiare e ironia con la consueta maestria cromatica.
Spagna in trionfo, Javier Bardem tra i favoriti e Los Javis da venti minuti di applausi
Non finisce qui, perché la rappresentanza iberica in concorso è talmente sa da far pensare a un vero e proprio assalto spagnolo ai premi. Rodrigo Sorogoyen, ad esempio, ha portato «El ser querido», un’opera che schiera un monumentale Javier Bardem – ormai dato per favoritissimo nella corsa alla coppa per il miglior attore protagonista. I voti raccolti dalla redazione di Leggo parlano chiaro: 4.8 per «The Beloved» (questo il titolo internazionale), un punteggio che lo colloca in vetta alla classifica informale dei giudizi espressi dai critici presenti. A ruota seguono i cosiddetti Los Javis, ovvero Javier Calvo e Javier Ambrossi, che con «La bola negra» – accolta da venti minuti di applausi al momento della prima – hanno dimostrato di saper maneggiare il thriller psicologico con una sicurezza da veterani, pur provenendo da un’esperienza televisiva di grande successo.
Il pagellone di Leggo: Tilda Swanti anti-diva, John Travolta irriconoscibile e Scarlett Johansson fantasma
Sul tappeto rosso, come ogni anno, si sono alternate luci e ombre. Il quotidiano Leggo ha stilato un pagellone a totale discrezione della redazione, e alcuni giudizi meritano di essere ricordati. Tilda Swinton, ad esempio, si è guadagnata un 10 per la sua capacità di presentarsi come un’anti-diva nerd, vera e propria, senza alcuna concessione alla glamourification forzata delle star. All’estremo opposto, il basco di John Travolta – una scelta di stile quantomeno discutibile – ha raccolto un 3, mentre Scarlett Johansson è risultata letteralmente irreperibile: nessuna intervista, nessun passaggio fotografico, un fantasma nell’economia della manifestazione. Voto 2, secco.
Nessun italiano in concorso, ma la cronaca della cerimonia tiene banco
Per quanto riguarda la rappresentanza nostrana, va registrato un dato oggettivo: non ci sono film italiani in concorso quest’anno. Né in selezione ufficiale, né nelle sezioni collaterali più prestigiose. Eppure, la cronaca della cerimonia – con i suoi tempi, le sue attese, e qualche inevitabile tensione – continua a catalizzare l’attenzione. I voti aggregati dalla stampa specializzata, diffusi nella tarda serata di ieri, vedono in testa «El ser querido» (4.8), seguito da «Le journal d’une femme de chambre» di Radu Jude (4.4) e da «All of a Sudden» di Hamaguchi (4). Più staccati, ma comunque sopra la sufficienza piena, «Amarga Navidad» (3.9) e «Minotaur» (3.6). In fondo alla classifica, invece, si trovano «Garance» di Jeanne Herry e «Electric Venus» di Pierre Salvadori, entrambi fermamente attestati sul 2, mentre «A Woman’s Life» di Charline Bourgeois-Tacquet sfiora il fondo con un 2.1.




