Marcinelle, La Russa rilancia le accuse contro Landini: "Insulti sessisti e volgarità dalla platea Cgil"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Non si placa la polemica politica attorno alla commemorazione del settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, e a riaccendere il fuoco delle polemiche è stavolta il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera ha aggiunto un nuovo, pesante capitolo alle accuse già mosse nei confronti della Cgil.
Dopo le contestazioni che avevano visto alcuni esponenti sindacali voltare le spalle durante il suo intervento alla cerimonia in Belgio, La Russa ha alzato il tiro parlando di veri e propri insulti a sfondo sessista e di volgarità provenienti dalla platea della Cgil, un clima che avrebbe contraddistinto la partecipazione della delegazione sindacale guidata dal segretario Maurizio Landini.
Il racconto del presidente del Senato
La ricostruzione offerta da La Russa dipinge un quadro ben più ampio della semplice e già contestata "girata di spalle" segnalata nei giorni scorsi dall'europarlamentare di Fratelli d'Italia Carlo Fidanza. Secondo il presidente del Senato, durante la cerimonia che si è tenuta nel sito della miniera belga, non ci si sarebbe limitati a un gesto di protesta silenziosa; sarebbero invece echeggiati commenti fuori luogo e battute di cattivo gusto.
"Ho preferito ignorare quella manifestazione di intolleranza – ha dichiarato La Russa – per non turbare la sacralità della ricorrenza e di quel luogo", spiegando di non aver voluto mescolare il proprio ruolo istituzionale, che lo vedeva chiamato a leggere le parole del presidente della Repubblica, con quella che ha definito "una bassa e strumentale polemica politica".
Tra le accuse più pesanti che il presidente del Senato ha rivolto alla delegazione della Cgil, spicca il riferimento a insulti sessisti che avrebbero preso di mira una donna di Fratelli d'Italia, identificata nell'europarlamentare Antonella Sberna, presente all'evento come capodelegazione del partito al Parlamento europeo.
"Landini dovrebbe guardare bene chi era a portata di orecchio di certi commenti e di certe risatine", ha tuonato La Russa, spostando il tiro della discussione dall'aspetto politico più generale a un piano personale che rischia di inasprire ulteriormente gli animi tra le parti.
Le celebrazioni tra memoria e scontro politico
La commemorazione dell'8 agosto 1956, giorno in cui nella miniera di carbone di Marcinelle persero la vita 262 minatori, tra cui 136 italiani, è stata teatro di un acceso confronto tra le diverse anime politiche presenti all'evento. La cerimonia per il 70° anniversario era stata pensata come un momento di raccoglimento e di memoria per rendere omaggio a quei lavoratori che, tra il 1946 e il 1956, partirono dall'Italia in cerca di un futuro migliore nelle miniere della Vallonia, attratti da promesse di guadagno che ben presto si rivelarono più dure della propaganda.
Oltre 140 mila italiani, in quegli anni, varcarono le Alpi per affrontare condizioni di lavoro proibitive, contribuendo alla ricostruzione del dopoguerra ma pagando un prezzo altissimo in termini di fatica e di vite umane.
Eppure, il clima di solennità e di ricordo che avrebbe dovuto caratterizzare la giornata è stato progressivamente offuscato dalle polemiche politiche, che hanno preso il sopravvento trasformando un luogo simbolo della memoria collettiva in un campo di battaglia tra le forze di maggioranza e il sindacato.
Da un lato, Fratelli d'Italia ha rivendicato il diritto di partecipare alle celebrazioni senza essere oggetto di contestazione, dall'altro la Cgil ha difeso il proprio operato e la propria presenza a Marcinelle, sottolineando come la storia di quelle miniere appartenga a tutto il movimento operaio e non possa essere strumentalizzata da una parte politica.
Le reazioni e l'evoluzione della vicenda
Le dichiarazioni rilasciate da La Russa al Corriere della Sera sono destinate ad alimentare ulteriormente la tensione tra il mondo politico e quello sindacale, già provato da divergenze profonde su molti temi del lavoro e della rappresentanza. Il presidente del Senato ha voluto ribadire con forza il proprio punto di vista, accusando la platea della Cgil di aver mancato di rispetto non solo alla sua persona, ma anche alle istituzioni che egli rappresenta in quel frangente.
Non si è trattato, nelle parole di La Russa, di una semplice espressione di dissenso politico, ma di un vero e proprio travalicamento dei limiti del confronto civile, culminato in quelle che lui definisce "volgarità" e "insulti sessisti".
La ricostruzione dei fatti offerta da La Russa, sebbene ancora tutta da verificare nella sua completezza, ha il merito di spostare l'attenzione sul clima che si respirava tra i presenti, gettando un'ombra su quella che avrebbe dovuto essere una giornata dedicata unicamente al ricordo delle vittime.
A rendere più complessa la situazione è la mancanza di una versione ufficiale e dettagliata da parte della Cgil su quanto effettivamente accaduto a margine del discorso del presidente del Senato, anche se nei giorni scorsi Landini aveva già respinto al mittente le critiche di Fidanza, definendo "strumentali" le accuse di essersi girato di spalle. Con le nuove rivelazioni di La Russa, però, il confronto assume una piega diversa, più aspra e personale, che potrebbe rendere difficile una rapida ricomposizione del conflitto.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
