Fillea Cgil contro il fondo del Pd per la sicurezza: «Serve un piano diverso, non soldi alle imprese»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La sicurezza sul lavoro non si affronta con nuovi finanziamenti alle imprese, ma rafforzando prevenzione, controlli e tutele per chi lavora. È questa la posizione della Fillea Cgil, che critica la proposta di legge presentata da alcuni parlamentari del Pd per istituire un Fondo nazionale da 500 milioni di euro l'anno, per il triennio 2027-2029, destinato a sostenere le aziende che investono in dispositivi di protezione individuale, formazione e innovazione tecnologica.

Una misura, quest'ultima, che secondo il sindacato degli edili non solo manca l'obiettivo, ma finisce per rivelarsi distante dalle reali emergenze del mondo del lavoro, a cominciare dall'edilizia, uno dei settori storicamente più esposti al rischio di infortuni e morti bianche.

La replica di Di Franco: «Iniziativa sbagliata nel metodo e nel merito»

«La proposta di legge presentata da un gruppo di parlamentari del Pd in merito all'istituzione di un fondo nazionale per dispositivi di protezione individuale, è nulla di più lontano dalle questioni reali che servirebbero a prevenire infortunio e morte di tanti lavoratori e a dare risposte ai familiari delle vittime di lavoro, che attendono giustizia in una solitudine inaccettabile». A dirlo senza mezzi termini è il segretario generale della Fillea Cgil, Antonio Di Franco, che ha duramente respinto la proposta di istituzione del Fondo per il triennio 2027-2029.

Secondo Di Franco, l'iniziativa del Partito Democratico è sbagliata sia nel metodo che nel merito, soprattutto in un momento in cui l'emergenza caldo mette a serio rischio la salute di milioni di lavoratrici e lavoratori, rendendo necessaria una strategia ben diversa da un semplice rimborso alle imprese.

Edilizia e patente a crediti: le critiche del sindacato

Il segretario della Fillea ha puntato il dito contro le carenze strutturali del sistema, a partire dalla mancanza di una legge che qualifichi oggettivamente le imprese edili, dove chiunque può diventare imprenditore senza dover dimostrare esperienza o conoscenze in materia di sicurezza. Nel mirino del sindacato finisce anche la patente a crediti introdotta dal governo, definita uno «strumento inutile» che di fatto si limita ad autocertificare il rispetto delle norme, senza applicarsi alla maggior parte delle imprese coinvolte nelle stragi di lavoro degli ultimi anni.

La categoria denuncia inoltre la carenza cronica di ispettori, l'assenza di tutele adeguate per i preposti e le enormi difficoltà che i familiari delle vittime devono affrontare per ottenere giustizia.

I dati sugli infortuni e il confronto politico

A rendere ancora più urgente il dibattito sono i numeri, spesso impietosi, degli infortuni sul lavoro. I dati provvisori dell'Inail relativi ai primi quattro mesi del 2026 mostrano un incremento delle denunce di infortunio del 5,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con 137.272 casi registrati, e un aumento dell'11,4% per gli infortuni "in itinere". Se da un lato si registra una flessione dei casi mortali, il dato complessivo evidenzia come il fenomeno resti drammaticamente attuale.

In questo contesto, la Fillea Cgil ha rivolto un appello alle forze politiche affinché concentrino l'attenzione su misure concrete, come la proposta di legge per il gratuito patrocinio indipendente dal reddito per i familiari delle vittime, già depositata in Parlamento, suggerendo di destinare quel miliardo e mezzo di euro, previsto per i rimborsi alle imprese, a garantire un diritto alla difesa adeguato per chi cerca giustizia.

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