Meloni all'ONU: critiche a Israele e Russia e appello per una riforma delle Nazioni Unite
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Redazione Esteri
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Nel suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato un appello per una "riforma profonda", ma "pragmatica e realista", dell'architettura multilaterale mondiale. Meloni ha definito l'attuale sistema, nato ottant'anni fa, incapace di affrontare le sfide globali contemporanee, rischiando di ridurre la diplomazia a una mera formalità. La premier ha sottolineato come la riforma debba basarsi sul rispetto della sovranità nazionale e sulla ricerca di soluzioni condivise, evitando approcci puramente ideologici.
Critiche nette a Russia e Israele
All'interno di questa visione, Meloni ha espresso giudizi severi su due conflitti specifici. Ha rinnovato la ferma condanna alla Russia per la violazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina. In un passaggio particolarmente significativo, ha inoltre criticato esplicitamente le azioni di Israele a Gaza, affermando che il governo di Tel Aviv abbia "superato il limite del principio di proporzionalità". Questa presa di posizione rappresenta un'accusa precisa sull'operato israeliano, andando oltre generiche condanne della violenza.
Un quadro geopolitico cupo
Il quadro tracciato dal discorso è stato volutamente fosco. Meloni ha richiamato la celebre definizione di Papa Francesco di una "terza guerra mondiale combattuta a pezzi" per descrivere l'attuale frammentazione e pericolosità del contesto internazionale. Ha osservato come la forza militare continui a prevalere sulla pace e sulla diplomazia, mentre le istituzioni esistenti faticano a imporsi come garanti di stabilità.
Il rafforzamento dell'asse con gli Stati Uniti
Un pilastro fondamentale del discorso è stato il rafforzamento del legame transatlantico con gli Stati Uniti, ora guidati da Donald Trump. Meloni ha ribadito la solidità di questa alleanza, considerata centrale per la politica estera italiana. Questo posizionamento, unito alle critiche mosse su fronti diversi, delinea una strategia che coniuga la fedeltà alle alleanze tradizionali con una maggiore autonomia di giudizio su singole questioni.




