Leone XIV sulla morte: la scienza promette l'immortalità ma non la felicità
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Redazione Esteri
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Stamattina, davanti a una piazza San Pietro già addobbata per le imminenti festività natalizie, Leone XIV ha affrontato un tema che la cultura contemporanea tende a rimuovere, quasi fosse un tabù di cui parlare sottovoce per non turbare la propria quiete. Il Papa, nella catechesi dell'udienza generale dedicata alla Risurrezione, ha osservato come oggi si tenti di tenere lontano il pensiero della morte, considerandolo un elemento perturbatore della serenità quotidiana, mentre proprio il mistero pasquale getta su di esso una luce decisiva e offre una risposta che va oltre ogni puramente umana speculazione. Ha quindi proseguito, articolando un discorso che, partendo dalla fede, ha toccato le frontiere della scienza e della tecnologia contemporanea, le quali, secondo lui, alimentano visioni antropologiche radicalmente diverse.
La sfida del transumanesimo e i suoi limiti
"Molte visioni antropologiche attuali", ha affermato Leone XIV, "promettono immortalità immanenti, teorizzano il prolungamento della vita terrena mediante la tecnologia". Il Papa si è riferito esplicitamente allo scenario del transumano, che si sta facendo strada tra le sfide del nostro tempo, sollevando interrogativi profondi. La domanda che egli ha posto alla folla di pellegrini è stata diretta e provocatoria: "la morte potrebbe essere davvero sconfitta con la scienza?". Una questione, questa, che apre scenari sconfinati ma che ne genera immediatamente un'altra, forse ancor più cruciale: "Ma poi, la stessa scienza potrebbe garantirci che una vita senza morire sia anche una vita felice?". Con queste parole, il Pontefice ha voluto sottolineare il divario, a suo avviso incolmabile, tra il progresso tecnico-scientifico, che pure può ambire a prolungare l'esistenza, e la capacità di dare un senso pieno e gioioso a quel tempo ulteriormente conquistato.
La morte non è un controsenso, ma un passaggio
Nel cuore della sua riflessione, Leone XIV ha voluto ribadire con forza un concetto centrale della dottrina cristiana, affermando che la morte, alla luce della fede, non rappresenta affatto un controsenso o una sconfitta definitiva. La Pasqua, ha spiegato, trasfigura radicalmente questa esperienza, che appartiene a ogni uomo, indicandola non come una fine ma come un passaggio. Il suo discorso, pertanto, non ha inteso banalizzare il dolore o la naturale paura legati al morire, quanto piuttosto offrire una prospettiva che, partendo dall'evento della Risurrezione di Cristo, cerca di rispondere all'angoscia e alle domande più profonde dell'umanità di ogni epoca, inclusa la nostra, così attratta dal mito dell'autosufficienza e del superamento di ogni limite biologico.
Un appello per la riconciliazione tra i popoli
Al termine dell'incontro, il Papa ha rivolto il suo pensiero alle drammatiche attualità internazionali, esprimendo particolare vicinanza alle vittime del conflitto in corso tra Thailandia e Cambogia. Senza entrare nel merito delle intricate dinamiche politiche che alimentano gli scontri, Leone XIV ha lanciato un accorato appello per la riconciliazione e la pace tra i popoli, invocando con fermezza l'urgenza di un cessate il fuoco. Un monito che risuona in un periodo dell'anno, quello dell'Avvento, tradizionalmente dedicato all'attesa e alla speranza per un mondo riconciliato, e che segue altri recenti interventi del Pontefice su crisi internazionali, come quelle che hanno coinvolto diverse regioni del globo, dove l'attenzione delle autorità si è spesso concentrata sulle indagini per fare chiarezza su episodi di violenza.




