Zelensky all'ONU: «Putin è il paziente zero, va fermato prima dell'inverno»
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Redazione Esteri
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Volodymyr Zelensky ha scelto il podio dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per lanciare un messaggio che non ammette sfumature. Davanti ai leader riuniti a New York, il presidente ucraino ha definito Vladimir Putin «il paziente zero» della guerra, spiegando che «bisogna negargli lo spazio d'azione, lo spazio per diffondere questo male». La metafora, mutuata dal lessico pandemico, serve a inchiodare il capo del Cremlino a una responsabilità diretta: non un attore tra tanti, ma l'origine del contagio bellico che si propaga ben oltre i confini ucraini.
La richiesta di de-escalation e l'inverno come arma
Nel suo intervento, il leader ucraino ha posto l'accento su una scadenza precisa: l'arrivo della stagione fredda. «Sappiamo che l'inverno sarà difficile», ha ammesso, «e non avremo altra scelta se non quella di rendere questo inverno doloroso anche per la Russia».
La formula evoca l'immagine del Generale inverno, storico alleato di Mosca, che stavolta potrebbe cambiare schieramento: «Nessun funzionario russo avrebbe mai potuto immaginare che il Generale Frost, che per secoli ha combattuto dalla parte della Russia, un giorno avrebbe cambiato lato e sostenuto coloro che si difendono dalla Russia». Da qui la richiesta di misure di de-escalation immediate, prima che il gelo trasformi i blackout in una leva negoziale.
Le sanzioni e il commercio come moltiplicatori del conflitto
Zelensky ha poi affrontato il tema delle relazioni economiche internazionali, sostenendo che ogni scambio commerciale con Mosca finisce per prolungare i combattimenti. «Quando qualcuno fornisce più denaro alla Russia attraverso il commercio, concede a questa guerra più tempo», ha dichiarato, aggiungendo che le sanzioni e i pacchetti di sostegno militare «ci rendono più forti». Il riferimento è alle maglie larghe che ancora consentono a diversi partner globali di mantenere canali commerciali attivi con l'economia russa, alimentando indirettamente lo sforzo bellico.
Secondo il presidente ucraino, «quando la Russia dispone di denaro, dice sempre di no - no alla diplomazia».
I droni su Kiev e il quadro sul terreno
Mentre Zelensky parlava a New York, la guerra tornava a colpire la capitale ucraina. Nella notte, droni russi hanno centrato una stazione di servizio nel quartiere di Holosiivskyi, danneggiato un magazzino - dove è divampato un incendio - e sparso detriti tra gli edifici residenziali nella zona di Solomyanskyi. Il sindaco Vitali Klitschko ha confermato gli impatti su Telegram, precisando che i soccorsi sono stati immediatamente mobilitati.
Non è la prima volta che Holosiivskyi finisce nel mirino: nei giorni precedenti, detriti di droni erano già caduti in aree aperte vicino a palazzine, danneggiando un'auto.
La produzione di armi e il programma Freya
Sul fronte della difesa, Zelensky ha rivendicato i progressi compiuti da Kiev nella produzione autonoma di droni e nei sistemi di protezione aerea. Ha citato in particolare il programma Freya, un'iniziativa di difesa antibalistica lanciata con i partner europei a cui partecipano dieci Paesi: Ucraina, Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi.
L'obiettivo dichiarato è sviluppare un sistema producibile su larga scala e a costi inferiori, capace di integrarsi nella difesa ucraina ed europea senza sostituire piattaforme già collaudate come i Patriot o i SAMP/T. Zelensky ha anche menzionato le perdite russe tra gennaio e agosto, quantificate in 248.960 unità, e il coinvolgimento di cittadini di 47 Paesi reclutati da Mosca per combattere in Ucraina, esortando i rappresentanti di quelle nazioni a «prendersi cura dei propri concittadini».
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