L'Italia e il nodo palestinese all'Assemblea Onu
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Redazione Esteri
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Mentre il dibattito sullo Stato palestinese si riaccende con forza in seno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che proprio oggi a New York dà il via ai suoi lavori nell’80esimo anniversario dalla fondazione, l’Italia conferma la sua posizione di attesa, distinguendosi da un’ondata di riconoscimenti che coinvolge sempre più partner occidentali. A margine di un’assemblea che si preannuncia infuocata, la premier Giorgia Meloni e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani rappresentano la linea di Roma, la quale, come precisato dal governo, ritiene che un riconoscimento dello Stato palestinese possa essere preso in considerazione soltanto a condizione che esso sia libero dalla presenza di Hamas.
Questa posizione, che pone la lotta al terrorismo come prerequisito imprescindibile per qualsiasi avanzamento diplomatico, colloca l’Italia in una dimensione differente rispetto a Paesi come Gran Bretagna, Australia, Canada e Portogallo, i quali hanno recentemente formalizzato il loro sostegno alla causa palestinese, suscitando le immediate proteste di Israele. Una divergenza di approcci, la sua, che riflette la complessità di un negoziato i cui sviluppi sono tutt’altro che scontati e che vede da una parte la pressione internazionale per una soluzione a due Stati e dall’altra le esigenze di sicurezza dello Stato ebraico.
Sul palcoscenico delle Nazioni Unite, dove il conflitto a Gaza dominerà inevitabilmente i lavori, si registra intanto l’importante presa di posizione del presidente francese Emmanuel Macron, il quale, in un’intervista alla Cbs, ha definito il riconoscimento della Palestina come “l’unico modo per fornire una soluzione politica” a una crisi che deve cessare. Una dichiarazione che, sebbene non si traduca ancora in un atto formale da parte di Parigi, aggiunge peso al fronte di coloro che spingono per un’iniziativa politica coraggiosa, vista come il solo viabile percorso per giungere a un cessate il fuoco duraturo.




