I Cesaroni ridotti a un episodio: la strategia (o la resa) dietro la scelta di Mediaset

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il lunedì sera, tradizionalmente roccaforte della fiction generalista, cambia pelle a partire dal 4 maggio. Canale 5, che fino a settimana scrada proponeva due episodi consecutivi de “I Cesaroni – Il Ritorno” (la settima stagione della serie diretta e interpretata da Claudio Amendola), ha deciso un drastico ridimensionamento del prodotto. Da quella data, infatti, andrà in onda un solo episodio a settimana. Una scelta che, se da un lato viene ufficialmente giustificata dagli uffici stampa di Cologno Monzese come una “decisione editoriale finalizzata a valorizzare la serie” e ad accompagnare il pubblico più a lungo nel tempo, dall’altro solleva inevitabilmente il tema dell’effettiva tenuta del titolo.

Quei numeri che raccontano una “ristrettezza” improvvisa

La compressione del minutaggio, va detto, arriva dopo un avvio trionfale che sembrava aver riconquistato la piazza. Il debutto del 13 aprile aveva registrato ascolti importanti (oltre 3,4 milioni di spettatori con picchi del 22% di share), ma il dato che ha fatto tremare i vertici della rete riguarda la tenuta nel tempo. Tra la prima e la seconda settimana si è registrato un calo di quasi un terzo del pubblico, un'emorragia difficilmente giustificabile con il solo “assestamento fisiologico” di cui parlano gli addetti ai lavori. Sebbene la serie mantenga un’ottima presa sul pubblico giovane (33% nella fascia 15-34 anni) e un riscontro lusinghiero su Mediaset Infinity (725mila spettatori on demand per la prima puntata), la contrazione lineare – scesa sotto i 2,2 milioni nella terza uscita – sembra aver imposto una correzione di rotta.

Di fatto, la “fiction grande” da 100 minuti lascia spazio a un formato più agile. Una scelta che, paradossalmente, risponde anche a un’altra emergenza, quella dello slittamento a oltranza della prima serata. Se la messa in onda delle storie inizia alle 22 o oltre, la forbice si allarga e il pubblico generalista, quello che la mattina dopo lavora o manda i figli a scuola, abbandona la visione lineare.

La battaglia per l’orario e la strategia del compromesso

La riduzione a un episodio non è un fenomeno isolato, ma la logica conseguenza di un’estate di San Martino che ha visto i palinsesti piegarsi ai game show. Da tempo il produttore Carlo Degli Esposti (che a fine primavera aveva lanciato un appello su Repubblica) chiedeva a gran voce il ritorno a una prima serata “umana”, con inizio non oltre le 21.30, per tutelare il sonno degli italiani e la qualità dei prodotti seriali. Oggi, con i game show come “La ruota della fortuna” che occupano l’access e sforano abbondantemente, si è trovata una via di mezzo: anziché anticipare l’inizio dei programmi, si accorcia la durata della fiction.

È una soluzione che lo stesso Degli Esposti ha definito “ragionevole per fare sperimentazione”. L’obiettivo è quello di testare se un racconto più breve, che finisca prima della mezzanotte, possa ricostruire quella fedeltà che si sta perdendo. Mediaset, in questo senso, sta semplicemente applicando una logica di protezione del prodotto: se non puoi battere gli orari tardi (o i game show che li causano), adatti la nave alla tempesta, trasformando la serata in un appuntamento più breve ma (si spera) più intenso.

Una produzione sacrificata sull’altare dell’access time

La decisione rivela una verità impopolare nel mondo della serialità italiana. “I Cesaroni”, nonostante il nome altisonante e il ritorno di Amendola, si trovano a competere per lo stesso spazio che la rete deve concedere ai programmi contenitore ad alta redditività. Ridurre il numero di episodi settimanali diluisce la stagione (composta da 12 episodi totali, di cui 6 già andati in onda), allungando la permanenza in palinsesto ma dimezzando di fatto la capacità di penetrazione narrativa della serata.

Si tratta di un’operazione che guarda al lungo periodo, prova a ricostruire l’evento televisivo di cui la serie godeva negli anni d’oro della Garbatella. Tuttavia, per un pubblico abituato al binge watching e alla fruizione immediata, passare dal doppio episodio all’episodio singolo – spesso accompagnato in seconda serata da un film di basso profilo – sa di passo indietro. È la fotografia di un sistema in cui la fiction, pur di sopravvivere, accetta di rimpicciolirsi.

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