Il Como di Suwarso e la crescita senza dipendenze, neppure da Fabregas
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Redazione Sport
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La progressione del Como 1907 in questa sua seconda stagione consecutiva in serie A assume i contorni di una ascesa geometrica, quasi programmata nei minimi dettagli dalla proprietà indonesiana. Se nello scorso campionato, quello del ritorno tra i grandi dopo un’assenza durata oltre due decenni, i lariani avevano chiuso con un totale di 49 punti – frutto di un girone d’andata a 18 e di un ritorno a 31 – l’attuale annata sta viaggiando su standard decisamente più elevati. Al termine del girone d’andata, la squadra allenata da Cesc Fabregas aveva già messo insieme 33 punti, e nelle prime nove giornate del ritorno ne sono arrivati altri 21, portando la quota a quota 54. Una proiezione, questa, che porta dritta verso i 40 punti nella seconda metà di campionato e che, tradotta in classifica, significa quarto posto solitario e una candidatura molto concreta per un posto in Champions League, considerando anche i dieci punti di vantaggio sul totale dell’intera stagione precedente, maturato con dieci gare ancora da disputare.
Mirwan Suwarso, presidente del club e volto operativo del gruppo Darjum che fa capo ai fratelli Hartono, riceve nella sede milanese della Sent Entertainment e traccia le coordinate di questo progetto. Il suo racconto parte da lontano, quasi volesse sottolineare come nulla sia lasciato al caso: l’idea del Como, spiega, è nata quasi per caso, da uno show televisivo, ma si è rapidamente trasformata in una pianificazione industriale che guarda avanti di cinque o sei anni. Gli obiettivi, del resto, sono chiari e vengono scanditi senza troppi giri di parole: migliorare il decimo posto dell’anno scorso sul piano sportivo, certo, ma anche aumentare i ricavi e, parallelamente, far crescere il valore dei singoli giocatori. Un concetto, quest’ultimo, che Suwarso sviluppa sottolineando la peculiarità del calcio rispetto ad altri settori: qui non si può semplicemente investire e attendersi un ritorno economico a scadenze prefissate, perché ogni cambio di categoria, dalla B alla A o dalla A all’Europa, impone di ricominciare da capo. E i numeri, va detto, gli danno ragione: il valore della rosa, secondo stime di mercato, ha superato i 320 milioni di euro, con una crescita esponenziale rispetto ai 138 milioni della stagione passata, trainata da giovani come Nico Paz, arrivato a quota 65 milioni.
Un sistema pensato per durare, anche senza il suo tecnico
Uno dei temi caldi, inevitabilmente, riguarda il futuro in panchina. Cesc Fabregas, ormai una sorta di uomo-simbolo di questa scalata, è al centro di voci che lo vogliono su panchine più blasonate, magari già dalla prossima estate. Suwarso, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, affronta l’argomento con il distacco del manager che ha costruito una macchina pensata per funzionare a prescindere dagli individui. La metafora che utilizza è quella del CEO: nelle grandi aziende, osserva, non si va a chiedere a un amministratore delegato quando e se intende andarsene. La felicità per averlo con sé è reale, ma la consapevolezza che nella vita possa succedere di tutto è altrettanto presente. Quel che conta, per il presidente, è aver creato un sistema solido, un ingranaggio per cui un eventuale addio – si parla di Fabregas, ma il discorso vale in generale – non farebbe crollare tutto l’impianto. Una dichiarazione che suona come un messaggio chiaro: il progetto Como è ormai autosufficiente e non regge più sulle spalle di un singolo, per quanto carismatico.
Il nodo Nico Paz e i conti in ordine per l'Europa
Discorso simile, seppur con varianti legate alle clausole contrattuali, vale per il gioiello argentino Nico Paz. Il trequartista, cresciuto nella cantera del Real Madrid, è uno dei punti fermi della squadra, ma il club spagnolo detiene un’opzione per il riacquisto valida fino al 2027. Suwarso è lapidario: la decisione spetta esclusivamente ai blancos, e il Como non può fare altro che attendere e, nel caso, attivarsi per tempo per trovare un sostituto. Nessun dramma, insomma, ma la serena accettazione di una regola del gioco, accompagnata dalla convinzione che il ragazzo sia attualmente felice in quella che viene definita una grande famiglia. E se l’approdo in Champions League dovesse diventare realtà, c’è già un piano per affrontare i parametri del Fair Play Finanziario UEFA. Il presidente rivendica anzi un margine di 75 milioni di euro sotto il tetto massimo consentito, e invita a considerare la particolarità del caso: una squadra che in due anni passa dalla promozione all’Europa vede crescere i ricavi in modo significativo, e per situazioni come questa, sostiene Suwarso, è previsto un margine di tolleranza. Sul fronte infrastrutturale, intanto, prosegue l’iter per la ristrutturazione dello Stadio Sinigaglia: un progetto rivisto al ribasso nei costi e nelle dimensioni, ma pensato per essere uno spazio vivo tutto l’anno, a disposizione non solo dei tifosi ma anche dei residenti.




