Meloni in Aula: scontro con l'opposizione, difende la sua frase su Hamas
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Redazione Interno
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Dopo un doppio confronto parlamentare che ha messo a nudo le profonde lacerazioni politiche, l'agenda della premier Giorgia Meloni si sposta oggi a Bruxelles, dove un Consiglio europeo dall'agenda fitta attende i leader dei Ventisette. Le tensioni accumulatesi in Aula, tuttavia, difficilmente si dissiperanno, avendo raggiunto un'intensità tale da caratterizzare il dibattito con toni di un'asprezza inconsueta. La premier, la cui ira è sembrata salire progressivamente di tono tra il Senato e la Camera, ha imputato all'opposizione una campagna sistematica di denigrazione, affermando che mentre "l'Italia prospera", i suoi avversari politici non farebbero altro che "gettare fango" sul Paese e sulla sua azione di governo, in un clima che ha definito tossico e gravido di accuse infondate.
La precisazione sulla polemica con Hamas
Uno dei momenti più salienti dello scontro è stato dedicato a una puntualizzazione della Meloni riguardo a una sua precedente dichiarazione, ampiamente discussa e criticata. "Ho sentito dire una cosa parecchio inesatta, che avrei paragonato l'opposizione ai terroristi", ha esordito, rivolgendosi all'Assemblea. La premier ha quindi fornito la sua versione dei fatti, specificando che, "per chi conosce la lingua italiana", la sua intenzione non era quella di accusare l'opposizione di essere "terrorista o peggiore di Hamas". Ciò che aveva sostenuto, ha chiarito, era piuttosto il loro rifiuto di sostenere in Parlamento un piano di pace per Gaza, che in seguito sarebbe stato sottoscritto dall'organizzazione palestinese, un passaggio che ha voluto rimarcare con precisione per distanziarsi da quelle che ha definito interpretazioni fuorvianti delle sue parole.
La replica alle accuse su libertà e democrazia
La reazione più veemente della presidente del Consiglio è scattata in risposta alle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, la quale aveva espresso preoccupazione per un presunto rischio per la libertà e la democrazia in Italia, a suo dire minacciate da un "governo di estrema destra". Meloni ha respinto con forza questa tesi, giudicandola non solo infondata ma anche pericolosa, soprattutto per l'accostamento, da lei definito "subdolo", tra l'esecutivo e l'attentato subito dal giornalista Sigfrido Ranucci. Con tono fermo, ha quindi enumerato una serie di accuse che le sono state rivolte nel tempo, da "complice dei morti in mare" a "complice del genocidio", fino ad arrivare, appunto, all'ipotesi di essere considerata "complice, o anche mandante" dell'aggressione al giornalista, chiedendo con sarcasmo che le venissero spiegate simili illazioni.
Il contrappunto dell'opposizione e la frammentazione delle mozioni
Dal canto suo, Elly Schlein è intervenuta in Aula per tracciare un bilancio dei tre anni di governo, che ha descritto come "un film in bianco e nero", sottolineando una posizione di subalternità della premier nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questo scambio, che ha ulteriormente polarizzato il dibattito, si è svolto sullo sfondo di un'opposizione che ha mostrato tutta la sua frammentazione in sede di mozioni. Sei sono state infatti le proposte presentate dai diversi gruppi di sinistra, ciascuna con proprie sfumature, tutte però accomunate dall'esito negativo della votazione, che le ha viste bocciate, dimostrando come l'unità dell'area si manifesti principalmente nella contrapposizione alla leader di Fratelli d'Italia piuttosto che in una piattaforma politica coesa e condivisa.




