Proroga delle imposte al 20 luglio, attenzione agli ex titolari di partita Iva

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La recente proroga dei termini di versamento delle imposte, che slitta dal 30 giugno al 20 luglio 2026, riguarda i contribuenti con partita Iva soggetti agli ISA o in regime forfettario. Ma che fine fanno gli obblighi fiscali per chi ha cessato l'attività nell'anno precedente, chiudendo la partita Iva? Secondo il principio di competenza temporale, la cessazione non estingue i doveri dichiarativi e di versamento, che restano legati all'anno di produzione del reddito.

La proroga, stando alla prassi, si estenderebbe anche a questi soggetti, se in possesso dei requisiti richiesti, come indicato dall'analisi della normativa.

La platea dei beneficiari e le condizioni per il rinvio

Il differimento al 20 luglio, senza alcuna maggiorazione, è stato introdotto dall'articolo 6 del decreto-legge 89/2026, in considerazione del ritardo nel rilascio dei software per il calcolo degli ISA. Possono avvalersene i titolari di partita Iva che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli indicatori sintetici di affidabilità, dichiarando ricavi o compensi non superiori a 5.164.569 euro.

Sono inclusi i soggetti in regime forfettario, i minimi e i soci di società di persone o di società a responsabilità limitata che hanno optato per la trasparenza fiscale. Non ne beneficiano, invece, le persone fisiche senza partita Iva, come lavoratori dipendenti e pensionati, e le imprese con ricavi oltre la soglia.

Il meccanismo della proroga e le maggiorazioni per chi ritarda

Per i soggetti interessati, il pagamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 per Irpef, Ires, Irap e contributi previdenziali può essere effettuato entro il 20 luglio. Chi non dovesse riuscire a onorare l'impegno entro questa data può usufruire di un ulteriore slittamento di trenta giorni, pagando entro il 20 agosto. Tuttavia, per questo secondo rinvio è prevista una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse, una misura raddoppiata rispetto allo 0,40% solitamente applicato.

Una scelta che punta a disincentivare il rinvio, come sottolineato dalle fonti che hanno commentato il provvedimento.

Il quadro nazionale: 22,9 miliardi di tasse e la mappa dell'evasione

La scadenza del 30 giugno, che si sta avvicinando, rappresenta un appuntamento fiscale di primaria importanza per il sistema produttivo italiano. Secondo l'Ufficio studi della CGIA, entro quella data le imprese dovranno versare complessivamente 22,9 miliardi di euro. Una cifra che, sommando Ires, Irap e Irpef, equivale a quasi un punto percentuale del prodotto interno lordo.

In questo contesto, il differimento al 20 luglio per una parte dei contribuenti rappresenta un alleggerimento, seppur parziale, della pressione fiscale che grava sulle casse aziendali. Il tema dell'evasione resta centrale: i dati diffusi dalla CGIA, basati su elaborazioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze, mostrano un'Italia divisa in due. La Calabria è la regione con la maggiore propensione all'evasione (20,4%), seguita da Puglia (18,5%) e Sicilia (18%).

All'estremo opposto, la provincia autonoma di Bolzano si conferma la più virtuosa, con un tasso di evasione pari al 7,9%, contro una media nazionale del 12,1%.

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