Tragedia a Roma, muore Davide Lionello: la sorella punta il dito sulla clinica
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Davide Lionello, cinquantaduenne figlio del celebre attore e doppiatore Oreste, scomparso nel 2019, ha perso la vita domenica pomeriggio in circostanze drammatiche, investito da un convoglio della linea A della metropolitana presso la stazione Subaugusta, direzione Battistini. Le prime ricostruzioni delle forze dell’ordine, corroborate dalle testimonianze di alcuni viaggiatori presenti, non lasciano adito a molti dubbi, delineando la dinamica di un gesto estremo: Lionello si sarebbe lanciato volontariamente sui binari poco prima dell’arrivo del treno. La notizia, oltre a riaprire una ferita nel mondo dello spettacolo italiano, ancora in lutto per la perdita del padre, ha immediatamente sollevato interrogativi amari e dolorosi sulla gestione della sua condizione clinica, portati all’attenzione pubblica dalla voce della sorella, Alessia.
Il dolore e i dubbi di una sorella
Alessia Lionello, infatti, ha rotto il silenzio poche ore dopo la tragedia, offrendo un quadro complesso e sofferente degli ultimi anni del fratello, da tempo affetto da una grave patologia psichiatrica per la quale era in cura. La donna ha rivelato come Davide fosse seguito, negli ultimi due anni, dalla clinica Villa Mendicini, situata nel quartiere romano dell’Alessandrino, un particolare che assume un peso specifico cruciale nell’economia di questa triste vicenda. Il suo racconto, che evita qualsiasi retorica, si concentra su una sequenza temporale che a suo dire presenta delle incongruenze difficili da accettare, gettando un’ombra di opacità sulle responsabilità di vigilanza della struttura sanitaria.
Le incongruenze negli ultimi movimenti
“Era già morto”, ha affermato con crudezza Alessia Lionello, riferendosi all’ora in cui, stando a quanto da lei ricostruito, la clinica avrebbe tentato di contattare suo fratello, ovvero le 17 di domenica. Un’affermazione che sottintende una domanda lancinante: dove si trovava e come era potuto uscire Davide in quel momento? La sorella ha espresso apertamente i propri sospetti, chiedendo che venga fatta piena chiarezza sugli spostamenti del cinquantaduenne, sul perché si trovasse, presumibilmente da solo, in una stazione della metro piuttosto lontana dalla struttura di cura, e sulle modalità che ne hanno permesso l’allontanamento. Questi interrogativi, posti con il dolore di chi ha perso un familiare in modo così improvviso e violento, sollevano inevitabilmente questioni di natura giudiziaria, chiamando in causa i protocolli di sicurezza e di accompagnamento per i pazienti in trattamento.
La vita e l’eredità artistica
Al di là dell’aspetto giudiziario, che dovrà essere approfondito dalle autorità competenti, la scomparsa di Davide Lionello riporta alla memoria anche il suo contributo al mondo del doppiaggio, settore nel quale, pur nell’ombra del padre, aveva costruito un proprio percorso. Molti lo ricordano, infatti, per aver prestato la voce al personaggio di Chunk nel film cult “I Goonies”, un ruolo che ne ha fissato la traccia vocale nell’immaginario di una generazione. La sua morte, così tragica, spezza non solo una vita segnata dalla sofferenza ma anche un filo, seppur secondario, della storia dello spettacolo italiano, ricordandoci come spesso, dietro le voci che hanno accompagnato le nostre esperienze cinematografiche, si celino esistenze fragili e complesse. La vicenda, mentre attende gli sviluppi delle indagini, rimane principalmente una storia di dolore privato, di malattia, e di quelle domande, spesso senza risposta, che seguono ogni gesto di disperazione.




