Marelli, intesa sui debiti da 4,9 miliardi: Sulmona trema per lo stabilimento
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Redazione Economia
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Dopo mesi di trattative «altalenanti», come le ha definite David Slump, amministratore delegato di Marelli, l’accordo sul maxi-debito da 4,9 miliardi è stato raggiunto all’ultimo momento, proprio davanti al tribunale. «La macchina stava per restare senza carburante», ha spiegato Slump nella lettera inviata al tribunale del Delaware per richiedere l’accesso al Chapter 11, procedura che permetterà all’azienda di riorganizzarsi sotto protezione giudiziaria. Un passaggio inevitabile, ma che getta un’ombra pesante sul futuro dei dipendenti, in particolare quelli dello stabilimento di Sulmona, dove lavorano 460 persone tra operai e impiegati.
La crisi di Marelli, ex gioiello dell’industria automobilistica italiana, non è un caso isolato. Riflette le difficoltà di un intero settore, stretto tra la carenza di semiconduttori, i dazi internazionali e la transizione verso l’elettrico. L’azienda, nata dalla scissione di Fiat Auto e poi passata sotto il controllo del fondo Kkr, ha accumulato debiti insostenibili, aggravati da una gestione che Carlo Calenda, senza mezzi termini, ha definito «disastrosa». «Nel silenzio generale si spegne Magneti Marelli», ha scritto l’ex ministro, criticando anche il sindacato per non aver sollevato la questione con sufficiente forza.
La procedura di Chapter 11, avviata l’11 giugno, potrebbe aprire la strada a un cambio di proprietà, ma i tempi e i modi restano incerti. Quel che è certo è che i lavoratori di Sulmona, come quelli degli altri stabilimenti italiani, si trovano oggi in una posizione precaria. Se da un lato la riorganizzazione potrebbe salvare l’azienda dal fallimento, dall’altro rischia di lasciare sul terreno migliaia di posti di lavoro. Intanto, la domanda che molti si pongono è chi potrà rilevare un colosso così indebitato, e con quali garanzie per il made in Italy.




