Femminicidio a La Spezia, l’uomo col braccialetto difettoso uccide l’ex moglie: non risponde al pm
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Redazione Interno
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La Spezia – "Non ricordo come l’ho uccisa". Sono le uniche parole, sconnesse e cariche di un torpore che potrebbe essere simulato, pronunciate da Umberto Efeso, 57 anni, dopo essersi presentato ai carabinieri di Ceparana per confessare l’omicidio dell’ex moglie, Tiziana Vinci, 54enne originaria di Taranto ma residente in Liguria da due decenni. La donna è stata trafitta con tre coltellate nel fianco mentre lavorava come domestica in una villa di via Genova, luogo che conosceva bene e dove, forse, credeva di essere al sicuro.
L’uomo, autotrasportatore con precedenti per violenza domestica, era sottoposto a misure di controllo – incluso un braccialetto elettronico – che avrebbero dovuto impedirgli di avvicinarsi alla vittima. Ma quel dispositivo, come accertato dai militari, era malfunzionante da tempo e, al momento dell’arresto, è risultato addirittura scomparso dalla sua caviglia. Un fallimento del sistema di prevenzione che riapre il dibattito sull’efficacia delle tutele per le donne minacciate, specie quando i segnali d’allarme erano già emersi in passato.
Durante l’interrogatorio con il sostituto procuratore Claudia Merlino, Efeso ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, lasciando ai suoi legali, Andrea Buondonno e Nunzio Gallo, il compito di gestire una difesa ancora tutta da costruire. Domani il gip Tiziana Lottini lo interrogherà in carcere, dove è detenuto in attesa della convalida dell’arresto per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.




