Femminicidio alla Spezia: braccialetto elettronico malfunzionante e una morte evitabile

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Spezia – Tiziana Vinci, 54 anni, originaria di Taranto ma residente in Liguria da due decenni, è stata uccisa a coltellate dall’ex marito, Umberto Efeso, 57 anni, nella villa di via Genova dove lavorava come domestica. Un femminicidio che riporta alla luce, ancora una volta, le falle di un sistema che avrebbe dovuto proteggerla.

L’uomo, autotrasportatore già sottoposto a un divieto di avvicinamento, indossava un braccialetto elettronico che, secondo quanto emerso, da giorni non funzionava correttamente. Strumento inutile, dunque, se è vero che Efeso ha potuto avvicinarsi alla vittima senza che scattassero allarmi. Dopo averla colpita al fianco e all’addome, si è liberato del dispositivo – gettandolo via durante la fuga – prima di costituirsi alla caserma dei carabinieri di Ceparana.

A confermare la dinamica è stato il suo avvocato, Andrea Buondonno, secondo cui il braccialetto, già malfunzionante, è stato rimosso volontariamente dall’omicida. Un dettaglio che solleva interrogativi pesanti: perché non era stato riparato o sostituito? E come è possibile che, nonostante i segnali di avaria, nessuno sia intervenuto per verificare l’efficacia delle misure di sicurezza?

Gabriella Crovara, consigliera comunale di Italia Viva, ha espresso sdegno per quanto accaduto, sottolineando come «la sicurezza non possa essere un’illusione». Le sue parole risuonano come un monito per le istituzioni, chiamate a garantire che i dispositivi di controllo non si trasformino in mere formalità.

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