La fiction "La preside" conquista il prime time, ma il vero Caivano è un'altra storia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Eugenia Liguori, il personaggio interpretato da Luisa Ranieri, è inquadrata di spalle mentre fissa l'orizzonte marino da un molo, un'immagine di profonda contemplazione che apre la prima puntata de "La preside", la serie Rai andata in onda lo scorso 12 gennaio. Questa scelta introduttiva, seppur di forte impatto visivo, stride platealmente con la geografia e la realtà quotidiana del Parco Verde di Caivano, il quartiere di Napoli periferico a cui la fiction si ispira liberamente. Lì, il mare non solo è fisicamente assente, ma costituisce un concetto estraneo a un tessuto urbano e sociale segnato da un isolamento ben più concreto e da dinamiche di degrado che poco si conciliano con panorami liberatori. La serie, che trae spunto dalla vicenda reale di Eugenia Carfora, preside dell'Istituto Superiore "F. Morano", sembra dunque operare, fin dal suo incipit, una trasposizione narrativa che mitiga i contorni di una realtà complessa, sostituendo alla claustrofobia di certi contesti urbani una simbolica apertura all'infinito.
Il successo del format e la forza dell’interpretazione
Al di là delle licenze creative, il successo immediato del prodotto televisivo è stato incontestabile. I dati Auditel del 12 gennaio 2026 hanno infatti certificato il trionfo in prima serata della fiction su Rai1, che ha surclassato la concorrenza e tenuto incollati allo schermo milioni di spettatori. Un risultato cui ha contribuito in maniera decisiva la performance dell'attrice protagonista. Luisa Ranieri, la quale, quando si tratta di dare vita a un personaggio dotato di spessore e carisma, non è certamente seconda a nessuno, conferisce alla preside-coraggio una determinazione passionale e un'energia trainante. Il suo personaggio impiega ogni risorsa per ridare speranza a un quartiere che molti, come efficacemente mostra la professoressa di matematica interpretata da Claudia Franchese, considerano irrecuperabile, preda della spirale dello spaccio e della sopraffazione.
La storia vera dietro la finzione
La figura attorno alla quale la narrazione è costruita, seppur con le inevitabili trasfigurazioni, è quella di Eugenia Carfora. Originaria della provincia di Caserta e laureata in Scienze dell'Educazione, la dirigente scolastica ha sempre rivolto il suo impegno alla lotta contro la dispersione scolastica, ponendo al centro del suo mandato i principi della legalità e dell'intercultura. Un aneddoto raccontato dalla stessa Carfora restituisce un'immagine autentica del suo carattere schietto: quando, in una telefonata inaspettata, l'allora ministro le si presentò, lei, pensando a uno scherzo, rispose scherzosamente "e io sono Napoleone". Un episodio che rivela più di molte dichiarazioni ufficiali l'approccio diretto e pragmatico di chi opera in territori difficili, lontano dai riflettori e dalle retoriche facili.
Tra cronaca nera e riscatto sociale
Il contesto in cui opera una simile figura non può, d'altronde, prescindere dalla pesante eredità di una cronaca nera che ha più volte portato Caivano alla ribalta delle cronache nazionali. Senza scendere in dettagli espliciti, è nota l'attenzione delle forze dell'ordine e della magistratura per le intricate indagini sul controllo del territorio e le attività illecite che vi si consumano, inchieste i cui sviluppi giudiziari si susseguono con fatica. In questo scenario, l'azione di una preside che trasforma la scuola in un presidio di normalità e diritti assume un valore che va ben oltre la didattica, rappresentando un tentativo concreto di interrompere circuiti viziosi. La fiction, nel raccontare questa sfida, sceglie inevitabilmente di amplificare certi aspetti e di attenuarne altri, costruendo un racconto di speranza che, pur non aderendo pedissequamente alla realtà dei fatti, ne cattura lo spirito di un'ostinata resistenza civile.




