Toscana, il voto ai raggi X: perché la probabile vittoria di Giani non sarà la vittoria di Pd e M5s

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Qualunque sia l’esito delle elezioni in Toscana, il campo largo si appresta a festeggiare, stando ai sondaggi e ai precedenti, una vittoria più che probabile e la riconferma di Eugenio Giani alla presidenza della Regione con poca enfasi, tra brindisi e sorrisi a denti stretti. Dopo le brucianti sconfitte subite nelle Marche e in Calabria, la bandierina rossa in Toscana dovrebbe rappresentare il segnale di una tenuta, seppur logora, di un fronte che mostra crepe profonde già prima del voto, le quali ne minano la solidità prospettica nonostante l’auspicato successo.

Il tour solitario di Conte e le crepe nell'alleanza

La scelta di Giuseppe Conte di chiudere la campagna elettorale per le regionali in Toscana da solo, senza prevedere sul palco la presenza del candidato presidente Giani o di esponenti del Pd, ha reso palese una frattura che va ben oltre le semplici strategie di comunicazione. Subito dopo la sconfitta del Campo largo nelle Marche, Conte aveva dichiarato che «i consensi calano se sosteniamo il nome di un altro partito», affermazione che, sebbene comprensibile per una forza politica che si autodefinisce “partito monocolore” e che ha la necessità di allearsi per governare, suona come un atto di accusa verso i partner di coalizione e ne rivela le dinamiche interne tutt’altro che rodate.

Da "Campo largo" a "Campo sparso": i malumori del Pd

Dopo la batosta in Calabria del candidato M5S, durissima se paragonata alla sconfitta nelle Marche del dem, a poche ore dal voto l’alleanza tra Pd, M5S e Avs continua a evidenziare forti imbarazzi e tensioni reciproche. È significativo che, in un momento cruciale come la chiusura della campagna, i leader non abbiano trovato una convergenza scenica, preferendo percorsi separati che, se da un lato tutelano le specificità di ciascuno, dall’altro tradiscono una difficoltà nel presentare un progetto unitario e coeso all’elettorato, trasformando di fatto il “campo largo” in un “campo sparso”.

Firenze blindata tra comizi e tensioni sociali

Il quadro si è ulteriormente complicato con il concentrarsi, a Firenze, di quattro iniziative elettorali: una con tutti i leader del centrodestra e tre del centrosinistra, accompagnate da una contromanifestazione per la Palestina. La città si è così trovata divisa tra l’allarme per la sicurezza in centro storico e le tensioni nel campo largo, in una giornata di fuoco che ha messo in luce non solo le divisioni politiche ma anche il fermento sociale, facendo da sfondo a una chiusura di campagna elettorale che, più che un momento di unità, ha rappresentato l’emblema di una coalizione in affanno.

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