Il Milan sbanca il Bentegodi, Rabiot regala il secondo posto e una tranquillità chiamata Champions
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Redazione Sport
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A Verona, nel pomeriggio di domenica, il Milan ha costruito una vittoria di quelle che pesano come macigni sulla bilancia della classifica. Il risultato finale è lo 0-1 firmato Adrien Rabiot, un sigillo che ha permesso ai rossoneri di Massimiliano Allegri – reduci da due stop consecutivi – di agganciare il Napoli al secondo posto, portandosi a quota 66 punti. L’ex obiettivo, per una squadra che deve ancora fare i conti con prestazioni altalenanti, era puramente numerico: allungare sul quinto posto. Missione compiuta, con un margine che ora tocca gli otto punti a cinque giornate dal termine, un cuscinetto psicologico non indifferente nella corsa alla prossima Champions League.
La partita, è bene dirlo subito, non è stata un capolavoro di manovra offensiva. Anzi, il Milan ha sofferto parecchio, specialmente nella ripresa, quando il Verona – nonostante la quinta sconfitta consecutiva e un’ultima posizione in classifica che sa sempre più di matematico addio alla massima serie – ha alzato il ritmo. I veneti, guidati da Paolo Sammarco, hanno sfiorato il pareggio in più di un’occasione, trovando però sulla loro strada un Mike Maignan insuperabile e una difesa rossonera che, a tratti, ha tremato. Se è vero che il solo gol di Rabiot al 41’ ha deciso il match, è altrettanto vero che la squadra di casa ha avuto le sue nitide chance per cambiare il destino della partita: Belghali e il giovane Vermesan hanno messo in seria difficoltà il reparto arretrato del Diavolo.
Rabiot trascinatore, Gabbia muro: le pagelle decisive
Nel calcio, però, contano i fatti. E i fatti dicono che il Milan, senza incantare, ha portato a casa l’intera posta in palio. Analizzando i singoli, emerge chiaramente la gerarchia dei valori in campo. Adrien Rabiot, con un 7,5 in pagella, è stato il vero e proprio "game-changer" della contesa: non solo per la zampata vincente – un diagonale preciso su assist di Rafael Leao – ma per una gestione della fase centrale che ha dato respiro alla squadra nei momenti di maggiore pressione. Il francese, in sostanza, ha fatto la differenza laddove altri compagni si sono persi in un mare di incertezze.
Altro grande protagonista, seppur con un ruolo diverso, è stato Matteo Gabbia. Il difensore, rientrato tra i convogliati con un impatto fondamentale, ha preso per mano la retroguardia nel finale, quando il Verona si è riversato in avanti con la disperazione di chi non ha più nulla da perdere. Un paio di chiusure tempestive – una su Orban in particolare – hanno evitato la beffa, valendogli un meritato 7. Meno brillanti, invece, le prove di alcuni uomini chiave: Christian Pulisic, ad esempio, ha toccato forse il momento più opaco della sua stagione (5), continuando un digiuno che sembra non avere fine, mentre Bartesaghi (5,5) e alcuni ingressi dalla panchina non hanno offerto quella freschezza che Allegri cercava.
Verona, un coraggio vano per una classifica spietata
Ma c’è una storia parallela, in questo 0-1, che merita rispetto. L’Hellas, inchiodato a quota 18 punti in solitaria, ha offerto una prestazione di orgoglio che non trova riscontro in una classifica diventata ormai spietata. Come riportato anche dai cronisti presenti al Bentegodi, se il match fosse finito in parità, nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo: i gialloblù hanno infatti costruito le loro migliori occasioni nella ripresa, sfiorando il bersaglio grosso con Belghali (salvato da Maignan) e impensierendo la difesa avversaria con l’ingresso di Vermesan, il cui dinamismo ha messo in crisi le maglie rossonere.
Peccato per Edmundsson, la cui lettura difensiva sul gol subito è risultata fin troppo ingenua: il laterale, facendo arretrare erroneamente la linea, ha permesso a Rabiot di infilarsi alle sue spalle senza il benché minimo contrasto. Un errore, il suo, che pesa come un macigno, così come pesano le difficoltà di una squadra che continua a essere la peggiore del torneo nei minuti finali. La retrocessione, a questo punto, è un’ombra sempre più lunga sul Bentegodi, anche se la squadra, a differenza di altre uscite, ha mostrato di avere ancora un barlume di dignità agonistica.




