La Juve sbanca Bergamo, Boga regala la Champions e il sorpasso in classifica
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Redazione Sport
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La notte della New Balance Arena racconta ancora una volta le contraddizioni di questa Signora, quella che Spalletti, seduto in panchina col contratto appena rinnovato, continua a studiare senza mai decifrare del tutto. Perché se è vero che nel primo tempo la sua squadra rischia il tracollo sotto i colpi dell’Atalanta – con Zalewski che lambisce il palo e Scalvini che lo centra in pieno su punizione – è altrettanto vero che, una volta passati gli spogliatoi, la musica cambia senza che nessuno abbia apparentemente girato il disco. E così, l’ex di turno, quel Boga tornato a Bergamo per dimostrare il suo valore, trova il gol che vale una stagione: un’azione confusa, un traversone di Holm che inganna Carnesecchi, una respinta corta e quel tap-in vincente che fa sprofondare la Dea e lancia i bianconeri verso il quarto posto.
La gara, l’errore e la svolta
A guardare la partita solo nei numeri, verrebbe da dire che la Juve abbia rubato qualcosa. Il possesso palla è nettamente dei padroni di casa, le occasioni pure: venti e passa tiri verso la porta di Di Gregorio contro una manciata di affondi bianconeri. Eppure, è proprio in quel disordine controllato che Spalletti ritrova l’anima della sua squadra. Nel primo tempo, la retroguardia guidata da Bremer – apparso non al meglio fisicamente ma comunque efficace nell’uno contro uno – regge l’urto pur soffrendo sulle fasce, dove Cambiaso e Thuram faticano a contenere la verve di Zappacosta e Bernasconi. Il problema, per Palladino, è che il calcio non premia il dominio ma l’efficacia. E quando, all’alba della ripresa, Carnesecchi pasticcia su un pallone che sembva innocuo, la pratica è chiusa. Quello che colpisce, osservando la reazione degli uomini di Spalletti, non è tanto la qualità della manovra – spesso sporca e frammentata – quanto la solidità mentale ritrovata. Dopo il vantaggio, la Juve non si scompone: Gatti entra per blindare la difesa, Koopmeiners (fischiato come da copione dal suo vecchio pubblico) dà ordine a centrocampo e Di Gregorio, quando chiamato in causa, risponde presente come sulla deviazione di Djimsiti.
Le parole di chi non vince e chi festeggia
Mentre i bianconeri si godono il momentaneo sorpasso sul Como e la riduzione del distacco dal Milan a sole tre lunghezze – proprio loro, avversari nello scontro diretto di San Siro tra due settimane –, dall’altra parte Palladino fatica a trovare le parole per descrivere l’amarezza. L’allenatore dell’Atalanta, pur visibilmente deluso, non può rimproverare nulla ai suoi: "Forse la miglior partita da quando sono il loro allenatore", confessa a fine gara, sottolineando come episodi del genere capitino una volta ogni tanto. È un'analisi lucida, quella di Palladino, che evidenzia il paradosso di una squadra capace di mettere in difficoltà chiunque ma troppo spesso frenata dalla cattiveria sotto porta. Dall’altra parte, invece, Spalletti gode del risultato più che della prestazione. Il suo messaggio è chiaro: l’obiettivo Champions non è una questione economica – "non si tratta di ricaricare il bancomat" – ma una questione di prestigio, di palcoscenico globale. E con questa vittoria sporca ma pesantissima, i bianconeri si prendono quel palcoscenico, costringendo gli inseguitori a fare i conti con una rimonta che fino a poche settimane fa sembrava un miraggio.
Le gerarchie che cambiano in ottica europea
Nel quadro della corsa alla quarto posto, questo 0-1 assume un peso specifico quasi definitivo. L’Atalanta, ferma a quota 58 punti, vede allontanarsi il sogno della massima competizione europea, complice anche il calendario che riserva altre insidie. Per la Juventus, invece, il successo di Bergamo rappresenta una boccata d’ossigeno psicologico oltre che classifica. L’assenza di McKennie, squalificato, si è fatta sentire in fase di costruzione, ma il gruppo ha dimostrato di saper soffrire e restare compatto anche nei momenti di maggiore pressione. Spalletti, che solo poche ore prima aveva siglato il prolungamento del contratto, ha festeggiato nel modo più pratico possibile: con tre punti pesanti come macigni. La squadra, ancora avvolta da quel alone di enigmaticità che tanto confonde gli osservatori, si scopre cinica. E se il bel gioco resta un’aspirazione, la capacità di portare a casa il risultato nelle gare chiave è diventata un’abitudine. Ora l’attenzione si sposta sugli altri campi: il Como, atteso dalla corazzata Inter, saprà rispondere alla pressione? E il Milan, traballante dopo l’ultimo turno, trema all’idea di trovarsi davanti questa Juve arcigna e concreta?




