La Roma d’acciaio di Gasperini sbanca Bologna: Malen trascina i giallorossi, Gasp spegne le polemiche e rilancia la corsa Champions
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Redazione Sport
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BOLOGNA – Il Dall’Ara, teatro nelle scorse settimane dell’eliminazione europea, ha restituito alla Roma quel sorriso che sembrava smarrito nei vortici di una settimana “movimentata”, per usare l’eufemismo coniato dal tecnico Gian Piero Gasperini. La vittoria per 2-0 sul Bologna, maturata già nel primo tempo grazie alla coppia d’attacco formata da Donyell Malen e Neil El Aynaoui, non rappresenta solo il primo successo esterno nel post-Ranieri ma anche un segnale di compattezza inviato a una classifica che, sebbene imperfetta, ricomincia a sorridere ai capitolini. Per la precisione, i sessantuno punti in classifica avvicinano pericolosamente la Juventus (quarta a +2), approfittando dello stop dei bianconeri e tenendo viva la fiammella della qualificazione alla prossima Champions League.
Il “livello” di Malen e l’esplosione ritrovata di El Aynaoui
È bastato un lampo al settimo minuto per indirizzare la pratica: l’olandese Malen, freddo come un veterano, ha raccolto l’invito del centrocampista marocchino per sbloccare il risultato. Poi, nel recupero, il classico scambio di posizioni: Malen diventa assist-man per il raddoppio di El Aynaoui, che timbra la sua prima rete in maglia giallorossa. “Malen ci ha alzato di molto il livello”, ha ammesso Gasperini a fine gara, senza mezzi termini. E in effetti parliamo di un undicesimo centro in campionato per l’ex Aston Villa, un giocatore – come ha sottolineato il tecnico – capace di cambiare gli equilibri di una squadra che, complici gli infortuni pesanti (su tutti quello di Paulo Dybala, rientrato solo nel finale), aveva perso la profondità offensiva nel girone di ritorno.
Ma è la prestazione di El Aynaoui, forse, a raccontare meglio la resilienza di questo gruppo. Gasperini ha rivelato un retroscena tecnico interessante: “Lui ha fatto molto bene il girone d’andata fino a dicembre; poi ha pagato la Coppa d’Africa”, ha spiegato il tecnico, riferendosi al lungo percorso del Marocco conclusosi in finale tra polemiche e dispendi energetici enormi. Il centrocampista ha dovuto recuperare non solo la forma fisica ma anche le energie mentali; un lavoro silenzioso che finalmente restituisce alla mediana romanista quella qualità che era mancata nella fase centrale della stagione.
Gasperini: “Al centro non ci sono io, ma tifosi e società”
Se il campo ha risposto presente – con una difesa attenta e un portiere Svilar decisivo in almeno due occasioni, salvo poi murare un tentativo di Orsolini sulla traversa – fuori dal terreno di gioco la tensione è rimasta alta. Gasperini, però, ha avuto il merito di schermare il gruppo. “Non è stato difficile gestire la settimana”, ha tagliato corto, “perché questi ragazzi si allenano bene dall’inizio dell’anno. La movimentata era la situazione fuori da Trigoria, non quella dentro lo spogliatoio”.
E quando la domanda è caduta sul suo ruolo, sul presunto “centro” del progetto giallorosso dopo l’addio burrascoso di alcuni dirigenti e consulenti, la risposta è stata secca e calibrata. “Il centro della Roma sono la società e i tifosi, che vengono prima di tutto e tutti”, ha ribadito Gasperini. “Io sono un professionista e mi prendo le mie responsabilità tecniche. Ringrazio la proprietà per la fiducia che mi ha sempre dimostrato”. Una dichiarazione che, più che una semplice cortesia, sembra una linea guida precisa: ridurre al minimo i riflettori sulla panchina e rimetterli dove, a suo dire, spettano. Perché, in una piazza complessa come quella capitolina, vincere aiuta a ricompattare, ma la vera sfida è prolungare questa solidità anche quando le gambe pesano.
La volata Champions: un credo chiamato “quarto posto”
A livello tecnico, l’ottimismo non è più un lusso ma una necessità tattica. “Noi dobbiamo credere di poter vincere ogni gara”, ha scandito Gasp, quasi come un mantra. Con il recupero di giocatori importanti (oltre al già citato Dybala, si attendono altri rientri in extremis per le ultime giornate), la Roma ha ritrovato quella capacità di gestire il possesso e, soprattutto, di soffrire ordinata nei momenti di pressione avversaria. Se i primi tempi sono stati perfetti – come quello di Bologna – l’obiettivo è limare i cali improvvisi che hanno caratterizzato le riprese. Certo, la matematica non è ancora dalla loro parte, ma agganciare il treno Champions non è più un miraggio. Mentre i tifosi si godono la prima gioia esterna del 2026, il tecnico sa che il vero esame sarà ripetere la dose: la prossima gara è già un’altra storia, e in questo campionato liquido, solo chi non perde di vista la concretezza può sperare di arrivare in fondo.




