Il Bologna non entra in campo, va sotto 2-0 contro la Roma e prende i fischi del Dall’Ara: la reazione non basta
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Redazione Sport
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Il Dall’Ara si conferma terra di predoni: il Bologna esce dal campo sconfitto 2-0, questa volta dalla Roma, pagando a caro prezzo un primo tempo senza fari nel buio e un secondo, seppur in crescita, troppo sterile per pensare di ferire la squadra di Gasperini, alla quale bastano 45’ per chiudere la pratica bolognese e confermare la quinta piazza, in scia alla Juventus. Addio ultimi sogni di rincorsa europea, dunque, per i rossoblù, usciti dal campo senza il solito abbraccio del proprio stadio ma, anzi, tra i fischi dei propri tifosi.
L’illusione tattica di Italiano e un primo tempo da dimenticare
L’azzardo di Vincenzo Italiano, che per l’occasione aveva rivoltato la squadra come un calzino schierando una difesa a tre, si è trasformato in un boomerang già nei primi minuti di gioco. La retroguardia, spaesata e fuori fase, ha concesso spazi vitali a Malen che, freddo come un chirurgo, ha sbloccato il risultato al 7’ dopo un recupero di Wesley e un assist chirurgico di El Aynaoui. La sensazione, per chi guardava, era quella di assistere a un incontro di pugilato tra un peso massimo e un avversario alla sua prima gara: i padroni di casa non riuscivano a tenere il ritmo, Joao Mario in difficoltà e Ferguson senza bussola, mentre Lucumí veniva costantemente superato dalla rapidità dell’attaccante olandese.
L’uno-due che spezza l’anima e la reazione sterile della ripresa
Se il primo gol aveva lasciato qualche speranza di recupero, il raddoppio arrivato al 45’+1 in pieno recupero ha chiuso definitivamente i conti e scatenato la rabbia del Dall’Ara. Ancora una volta, sugli sviluppi di una ripartenza, Malen si è trasformato in assist-man mettendo al centro un pallone d’oro per El Aynaoui, bravo a depositarlo in rete per il 2-0. Nella ripresa è sembrato un altro Bologna, se non altro dal punto di vista dell’orgoglio: Orsolini ha provato a caricarsi la squadra sulle spalle, colpendo una traversa che avrebbe potuto riaprire la partita e creando qualche grattacapo a Svilar. Tuttavia, quella della squadra di Gasperini è stata una gestione di classe superiore: senza affanni, e forse senza nemmeno bisogno di uscire troppo dalla conchiglia, i giallorossi hanno assorbito la pressione, con N’Dicka a fare muro e Cristante a ripulire tutto.
Le scorie di una settimana complicata e un ritorno gradito
La cornice di questa vittoria, per la Roma, è quella di un gruppo che ha saputo scrollarsi di dosso la tensione di una settimana complicata. Il "dopo Ranieri", con il tecnico promosso a unico riferimento, ha portato in dote una prestazione cinica e matura, la prima vittoria in trasferta dopo più di tre mesi. Un segnale forte per tenere accesa una piccola fiammella in ottica Champions, ora che la Juve è a -2. E poi c’è la ciliegina sulla torta finale: il rientro in campo di Paulo Dybala, subentrato a Malen nei minuti finali. L’argentino, assente dal campo da fine gennaio, ha ritrovato il prato verde, un piccolo passo in avanti per un finale di stagione che, adesso, ha improvvisamente ritrovato una motivazione in più.




