Il Bologna ritrova il Dall’Ara e un rigore discusso: Italiano si gode Bernardeschi e la solidità ritrovata
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Redazione Sport
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Finisce 1-0 per il Bologna il posticipo del lunedì contro l’Udinese, un successo che porta la firma di Federico Bernardeschi dagli undici metri ma che porta con sé, inevitabilmente, il peso di una decisione arbitrale tutt’altro che banale. Al settantacinquesimo, infatti, l’arbitro Marcenaro prima assegna una punizione al limite, salvo poi, dopo un check prolungato del VAR, trasformare la sua decisione in un calcio di rigore per un intervento di Karlstrom su Santiago Castro, contatto che le immagini sembrano certificare come iniziato di pochissimo dentro l’area di rigore. Una volta tanto, la giostra della sala di Lissone ha girato a favore dei rossoblù, che dopo mesi di proteste e di episodi sfavorevoli – si pensi a certe situazioni in inferiorità numerica rimediate con Parma o Como – possono finalmente sorridere per un episodio che ha di fatto deciso l’intera partita.
Al di là della moviola, però, a Vincenzo Italiano preme soprattutto aver spezzato il digiuno casalingo che durava ormai da tre mesi. Il tecnico, intervistato da Sky Sport nel dopopartita, ha parlato di una vera e propria “emorragia di non vittorie in casa” da tamponare, e l’obiettivo è stato centrato al termine di una gara che di certo non verrà ricordata per la sua bellezza. Una partita sporca, l’hanno definita in molti, ma tremendamente efficace per una squadra che aveva bisogno di ritrovare fiducia nel proprio stadio e continuità di risultati, il tutto condito da una solidità difensiva che nelle ultime uscite è tornata a essere un pilastro portante. Italiano ha cambiato cinque uomini rispetto all’impegno europeo di Bergen, tenendo però intatta la spina dorsale – Freuler e Castro su tutti – e trovando proprio dalla panchina la zampata vincente.
La scelta di Bernardeschi e il lavoro oscuro di Castro
Proprio sul gol decisivo, Italiano non ha nascosto la propria soddisfazione per la risposta avuta da un subentrato. “Sono contentissimo per il gol di Bernardeschi”, ha ammesso il mister, rivelando di aver chiesto espressamente un contributo del genere a chi entrava a partita in corso. E Federico, freddo dagli undici metri come gli era già riuscito all’andata, ha risposto presente, trasformando un momento di grande pressione in una liberazione collettiva. Una scelta, quella di affidargli il pallone, che premia la personalità di un giocatore che sta tornando a essere determinante in questa fase della stagione, complice anche il momento di forma altalenante di qualche compagno di reparto.
Se Bernardeschi è stato decisivo dalla distanza, l’architetto del penalty è stato ancora una volta Santiago Castro. L’argentino, pur non trovando la via della rete, ha disputato una partita di grande sacrificio e intelligenza tattica, guadagnandosi con la propria intraprendenza il fallo che poi ha scatenato le polemiche. “Castro sta lavorando benissimo, si sacrifica e fa un lavoro enorme anche senza palla”, ha spiegato Italiano, sottolineando come il suo attaccante, al di là dei numeri, sia diventato un punto fermo insostituibile per la manovra offensiva. La sua generosità nel lasciare il pallone a Bernardeschi sul dischetto è solo l’ultimo indizio di una maturità tattica che sta crescendo di partita in partita, rendendolo un elemento prezioso in questo scacchiere.
La metamorfosi tattica e l’assenza di spettacolo
Quella vista contro l’Udinese è stata l’ennesima conferma di un cambio di passo a livello mentale. Italiano ha parlato apertamente di un’esigenza contingente che ha portato la squadra a modificare il proprio approccio: “Stavamo prendendo troppi gol e subendo ripartenze pericolose”, ha spiegato il tecnico, giustificando la scelta di un centrocampo più folto e muscolare, quasi a voler mettere un tappo alle giocate avversarie. Ne è venuta fuori una prestazione di sacrificio, in cui l’aspetto estetico è stato sacrificato in favore della solidità e della capacità di soffrire, specialmente nei minuti finali quando l’Udinese di Runjaic ha gettato il cuore oltre l’ostacolo per cercare il pari.
Una scelta, quella di rendere la squadra più attendista e attenta a coprire la profondità, che nelle ultime quattro uscite sta pagando dividendi in termini di risultati. Se a Bergamo, contro la Lazio, si era vista una reazione importante, contro i friulani è arrivata la conferma che i meccanismi difensivi stanno funzionando. Si tratta ora di capire quanto questa nuova identità, più pragmatica e meno votata al predominio territoriale, potrà convivere con le ambizioni europee della squadra. Giovedì, nel ritorno dei playoff di Europa League contro il Brann, sarà un banco di prova fondamentale per capire se questa solidità ritrovata potrà essere esportata anche al di fuori dei confini nazionali, magari aggiungendo quella qualità e quella verve offensiva che in campionato, almeno per larghi tratti, sono state messe da parte.




