La Roma di Gasperini trova geometrie e cinismo: a Bologna è 0-2 con una prima frazione da manuale
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Redazione Sport
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Non c’è bisogno di ricorrere a letture psicologiche o a facili entusiasmi per capire che, ieri al Dall’Ara, la Roma abbia messo in campo una delle sue prove più solide di questa stagione. A dirlo non sono i soliti opinionisti di bordo campo, ma il dato oggettivo di una manovra che, per almeno quarantacinque minuti, ha messo in difficoltà un Bologna costruito per giocare a viso aperto. La vittoria per 0-2 – con reti di Donyell Malen al 7’ e di Neil El Aynaoui al 45’+1 – è il frutto di un approccio che ha sposato la sostanza alla qualità, quella stessa sostanza che mancava negli ultimi spezzoni di campionato. Il tecnico, Gian Piero Gasperini, ha ritrovato quella capacità di fare male in ripartenza che era forse il tratto distintivo delle sue squadre migliori, e l’ha fatto affidandosi a un tridente che sembra scolpito apposta per la velocità della transition game.
Se si analizza il dato dei singoli, l’olandese Malen continua a viaggiare su ritmi da top player europeo: il suo impatto è quantificabile in 11 gol e un assist distribuiti in 14 apparizioni, una media di quasi una marcatura a partita che lo rende l’acquisto più influente del mercato invernale. Contro i rossoblù, l’ex giocatore del Dortmund è stato letterale carneficina: prima ha battuto Ravaglia con un rasoterra chirurgico al termine di un’azione personale, poi ha confezionato l’assist per il raddoppio di El Aynaoui, dimostrando una lucidità nel gioco spalle alla porta che rasenta l’insolenza. L’olandese, al momento, è un’arma di distruzione totale contro cui le difese avversarie possono ben poco se non ricorrere al fallo sistematico, e Gasperini lo sa bene.
El Aynaoui spezza l’incantesimo: primo gol in campionato e voglia di riscatto
La storia del centrocampista marocchino, Neil El Aynaoui, è una di quelle che richiedono pazienza. Arrivato con un certo scetticismo a fine estate, dopo un avvio stentato e un inverno fatto di panchine, il classe 2001 ha finalmente rotto il ghiaccio in Serie A, trovando la sua prima rete nel campionato italiano proprio nel momento più caldo della stagione. Il suo sinistro al 46’ (primo tempo) è valso il raddoppio e una sicurezza in più per tutto il reparto mediano, dove ha agito da mezzala destra. Prima di ieri, il suo apporto era stato fin troppo altalenante, una sorta di oggetto misterioso a centrocampo: caratteristiche fisiche notevoli ma continuità di rendimento pari a zero.
Ieri, però, il segnale è arrivato forte e chiaro. El Aynaoui ha dimostrato di voler restare nella Capitale, di voler lottare per una maglia che spesso gli è stata negata a favore di elementi più esperti. La sua prestazione, impreziosita da un assist per Malen nel primo gol, è un messaggio diretto alla società e al suo allenatore: non è solo un rincalzo, ma un potenziale titolare per il rush finale. Certo, la sua annata resta altalenante, ma se queste sono le premesse per la primavera, Gasperini avrà un’arma in più nella corsa europea.
Italiano cambia pelle (di nuovo), ma il 3-4-3 non basta per fermare la corsa giallorossa
Dall’altra parte della barricata, Vincenzo Italiano ha provato a stupire tutti schierando una difesa a tre – o, come qualcuno l’ha definita, una difesa a “due e mezzo” – per tentare di dare nuovi stimoli a un gruppo ormai fuori dalla corsa Champions. La soluzione tattica era dettata dalla necessità di arginare la velocità di Malen e Soulé, ma il risultato è stato un primo tempo di sofferenza passiva. I rossoblù, padroni di casa, hanno subito l’iniziativa avversaria senza mai riuscire a imporre il loro consueto palleggio, eccezion fatta per un paio di fiammate di Orsolini. La scelta di Italiano, che ha suscitato qualche mugugno tra i tifosi, dimostra come ormai la priorità dell’allenatore sia più sperimentare soluzioni per il futuro che rincorrere una classifica ormai compromessa.
Curioso notare come il lavoro degli allenatori venga giudicato dai media: quando Italiano non cambiava mai, veniva accusato di immobilismo; ora che prova soluzioni nuove, viene criticato per l’eccessiva timidezza. La verità, se vogliamo, sta nel mezzo: i suoi ragazzi hanno tenuto bene solo nella ripresa, quando il risultato era ormai segnato e la Roma amministrava il vantaggio.
I conti in ordine e la corsa Champions: il doppio binario della gestione Friedkin
Mentre la squadra macina vittorie, l’amministrazione deve risolvere annose questioni burocratiche. Come sottolineato da più voci nell’etere romano, la Roma è obbligata a rispettare i parametri del Settlement Agreement stipulato con l’Uefa. La scadenza del 30 giugno è dietro l’angolo, e la società sta lavorando per centrare l’obiettivo senza ricorrere a penalizzazioni. I conti, in questo senso, devono tornare, e non sarà semplice visto il monte ingaggi e gli ammortamenti. La dirigenza è al lavoro per trovare le plusvalenze necessarie, e non è un mistero che qualche big potrebbe salutare per fare cassa.
In questo contesto, la vittoria di Bologna riapre un barlume per il quinto posto, obiettivo dichiarato dal tecnico per mantenere vive le speranze di un piazzamento nobile. Il direttore sportivo, in questo momento di transizione, lavora nell’ombra, ma il mercato estivo si preannonia come un cantiere aperto. Con il tecnico ormai punto fermo del progetto, la Roma cerca di restare aggrappata al treno dei grandi numeri, consapevole che la qualificazione alla Champions cambierebbe radicalmente i piani di spesa della proprietà. La strada è ancora lunga, ma i segnali dal campo sono finalmente confortanti.




