La corsa contro il tempo di Kushner: al Cairo con Hamas, poi a Gerusalemme per Netanyahu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’iniziativa diplomatica del genero e inviato speciale del presidente americano, Jared Kushner, punta a rilanciare la roadmap per il dopoguerra nella Striscia di Gaza, una tabella di marcia in 15 punti che prevede il disarmo di Hamas e il ritiro graduale delle forze israeliane dal territorio palestinese.

Dopo una serie di incontri tenutisi in Egitto, culminati con un faccia a faccia con una delegazione di Hamas guidata dal leader Khalil al-Hayya e con il capo dell’intelligence egiziana Hassan Rashad, Kushner è atteso a Gerusalemme per un confronto decisivo con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il cui rifiuto rappresenta al momento il principale ostacolo alla piena attuazione del piano voluto dal suocero.

La mediazione egiziana e il confronto con Hamas

La tappa del Cairo si è rivelata cruciale per tastare il polso delle fazioni palestinesi, in un momento in cui la tregua, in vigore dall’ottobre 2025, appare sempre più fragile a causa delle continue violazioni denunciate da entrambe le parti.

La televisione di Stato egiziana Al-Qahera ha riferito che la delegazione di Hamas ha elogiato gli sforzi del Cairo per consolidare il cessate il fuoco, ribadendo al contempo il proprio impegno verso il piano di pace di Trump, pur sottolineando la necessità di porre fine alle violazioni israeliane e di garantire che Tel Aviv si attenga scrupolosamente alla roadmap concordata.

L’incontro con Kushner aveva l’obiettivo dichiarato di informare i mediatori sulle violazioni israeliane, ma anche di discutere le modalità per sbloccare l’attuazione dei punti successivi dell’intesa, a partire dalla delicata questione del disarmo del movimento islamista.

Il no di Netanyahu e le reazioni dei Paesi islamici

Sul fronte opposto, la posizione di Benjamin Netanyahu rimane granitica e rappresenta il principale scoglio per il Board of Peace, l’organismo internazionale voluto da Trump per gestire il futuro della Striscia e che vede Kushner tra i membri del comitato esecutivo. Il premier israeliano ha respinto il piano in 15 punti, condizionando ogni futuro passo al disarmo effettivo e verificabile di Hamas, una richiesta che stride con il principio di reciprocità sancito dalla roadmap, che lega lo smantellamento delle milizie a un ritiro israeliano da Gaza.

Questo rifiuto ha scatenato una dura reazione internazionale: otto Paesi islamici, tra cui Egitto, Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Indonesia, hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si condanna l’atteggiamento israeliano, definito come un’azione tesa a ostacolare gli sforzi di pace e a far deragliare il piano presidenziale.

La road map in 15 punti e il nodo del disarmo reciproco

Il cuore del contendere risiede proprio nella natura della roadmap, che prevede un meccanismo di reciproca fiducia: il disarmo di Hamas, con la messa in deposito delle armi pesanti sotto la supervisione del Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, deve procedere di pari passo con un ritiro israeliano a fasi alterne, secondo un calendario prestabilito che l’esecutivo di Netanyahu ha finora di fatto ignorato.

La determinazione di Netanyahu sembra essere influenzata anche dalle elezioni politiche israeliane previste per il 27 ottobre, un appuntamento che rende la questione di Gaza estremamente sensibile sul piano interno e che spinge il premier a mostrarsi intransigente di fronte all’elettorato.

L’incontro di Kushner a Gerusalemme, quindi, si profila come un ultimo tentativo di mediare tra le richieste di Trump e la ferma opposizione del suo alleato israeliano, in un clima di crescente tensione che rischia di compromettere definitivamente il cessate il fuoco e la fragile tregua in essere.

Le violazioni del cessate il fuoco e lo scenario futuro

A complicare ulteriormente il quadro, le cronache riportano un’escalation di violenze che mina alla base gli sforzi diplomatici: nonostante il cessate il fuoco, l’esercito israeliano ha continuato a condurre attacchi nella Striscia, causando centinaia di vittime, mentre sul fronte libanese si registrano reciproche accuse di violazione della tregua tra Netanyahu e Hezbollah.

La missione di Kushner, già in corso tra Egitto e Israele, si inserisce quindi in un contesto di estrema fragilità, dove il piano per il dopoguerra, che prevede anche il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione e l’ingresso del Comitato Nazionale a Gaza, rischia di arenarsi definitivamente se non si troverà un punto d’incontro tra la richiesta di disarmo di Israele e la volontà di Hamas di mantenere un ruolo politico nel territorio.

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