Carcere di Ketziot, stop ai coccodrilli voluti da Ben Gvir

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il carcere di Ketziot non sarà circondato da coccodrilli: il Tribunale distrettuale di Gerusalemme ha bloccato il progetto promosso dal ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir, sospendendo il trasferimento dei rettili verso il complesso carcerario. La decisione è arrivata dopo il ricorso presentato dall’associazione per la protezione degli animali “Let the Animals Live”, accolto dal giudice Avraham Rubin. L’ordinanza stabilisce il congelamento immediato delle operazioni legate alla cattura, alla selezione e alla movimentazione dei coccodrilli del Nilo destinati alla struttura.

Il progetto dei coccodrilli nel carcere di Ketziot fermato dal tribunale

La proposta di utilizzare coccodrilli come misura di sicurezza attorno al carcere di Ketziot aveva l’obiettivo di trasformare i rettili in un deterrente contro possibili evasioni. Il piano, collegato a una struttura dove sono detenute persone accusate di terrorismo, è stato però sospeso dalla magistratura israeliana prima della sua realizzazione. Il provvedimento del Tribunale distrettuale di Gerusalemme impedisce quindi qualsiasi attività logistica preliminare e mantiene fermo il trasferimento degli animali fino a una decisione definitiva.

La vicenda ha aperto un confronto tra diverse questioni: da una parte le esigenze di sicurezza legate ai luoghi di detenzione, dall’altra la tutela degli animali e il rispetto delle procedure amministrative. Il ricorso dell’associazione “Let the Animals Live” ha portato il caso davanti ai giudici, che hanno accolto le contestazioni presentate contro l’iniziativa. Il risultato è uno stop temporaneo a un progetto che prevedeva l’impiego di coccodrilli del Nilo come elemento di controllo intorno al carcere.

La proposta di una “Alligator Alcatraz” nel deserto del Negev

Il progetto legato al carcere di Ketziot è stato associato alla definizione di “Alligator Alcatraz”, un richiamo a un modello di struttura di detenzione che utilizza la presenza di animali come parte del sistema di sicurezza. L’idea di trasformare i coccodrilli in sentinelle delle carceri ha suscitato discussioni perché si basa su un approccio già sperimentato in altri contesti e indicato come fallimentare nel materiale fornito. La proposta israeliana ha quindi attirato l’attenzione proprio per la sua particolarità e per il confronto tra sicurezza e gestione degli animali.

Il riferimento al deserto del Negev e al paragone con la Florida ha accompagnato il dibattito sulla possibilità di creare una struttura simile a quella soprannominata “Alligator Alcatraz”. Secondo quanto riportato, circa un anno fa era stato inaugurato il South Florida Detention Facility, un centro di detenzione per immigrati irregolari situato nell’ex aeroporto di Dade-Collier, nella riserva naturale di Big Cypress, in Florida. Questo collegamento ha contribuito a inserire il progetto israeliano in una discussione più ampia sui centri di detenzione e sulle modalità utilizzate per garantire la sicurezza.

Lo scontro tra sicurezza, animali e procedure amministrative

La decisione del tribunale di Gerusalemme ha fermato una delle parti più controverse del progetto prima che potesse diventare operativa. L’ordinanza non riguarda soltanto il trasferimento dei coccodrilli, ma anche tutte le attività preparatorie necessarie per selezionare e catturare gli animali destinati al carcere di Ketziot. La sospensione mantiene aperta la questione e rinvia ogni ulteriore passo alla decisione definitiva della magistratura.

La vicenda ha portato al centro dell’attenzione il rapporto tra misure di sicurezza nei luoghi di detenzione, protezione degli animali e correttezza delle procedure. Il ricorso degli animalisti ha avuto un ruolo decisivo nel bloccare temporaneamente l’iniziativa, impedendo che il progetto con i coccodrilli del Nilo entrasse nella fase operativa. Il caso del carcere di Ketziot resta così legato al confronto sulle modalità con cui vengono progettati e gestiti gli strumenti di controllo nelle strutture detentive.

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