Operai in sciopero per il rinnovo del contratto
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Redazione Interno
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Gli operai metalmeccanici, dopo gli scioperi e le manifestazioni di metà dicembre, sono tornati in piazza per sbloccare il rinnovo del contratto del settore. In Lombardia, l'astensione proclamata da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm è stata di quattro ore, con i sindacati che definiscono la posizione di Federmeccanica-Assistal come "inaccettabile". Centinaia di lavoratori si sono radunati al presidio di fronte alla sede di Assolombarda in via Pantano a Milano, incrociando le braccia dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto, scaduto da circa otto mesi.
Federmeccanica e Assistal, secondo le segreterie nazionali di Fiom, Fim e Uilm, non hanno preso in considerazione le proposte lanciate dagli stessi sindacati, che prevedevano aumenti salariali di 280 euro al mese per recuperare la perdita del potere d'acquisto a causa dell'inflazione, la riduzione dell'orario di lavoro a fronte di un recupero della produttività e maggiore attenzione alle questioni legate alla sicurezza e al welfare. La protesta, che ha visto una partecipazione massiccia, si è svolta in un clima di tensione, con i lavoratori determinati a far sentire la propria voce.
Questa settimana, con la giornata di oggi, si è concluso in tutta Italia il mese di mobilitazione con scioperi di otto ore e presidi territoriali declinati in maniera autonoma e differente in tutto il Paese, come da indicazione delle segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. La rottura del tavolo di contrattazione per il rinnovo del CCNL Federmeccanica/Assistal è dovuta alla mancanza di qualsiasi tipo di disponibilità da parte delle associazioni di discutere del rinnovo partendo dalla piattaforma presentata a maggio e votata positivamente dalla maggioranza dei lavoratori e lavoratrici del comparto della metalmeccanica industriale italiana.
"Vogliamo il rinnovo del contratto nazionale", gridano le operaie e gli operai lombardi che questo pomeriggio hanno protestato di fronte alla sede milanese di Assolombarda, rispondendo all'appello lanciato da Fim Cisl, Uilm e Fiom Cgil. "La ricchezza si è continuata a produrre – attacca Maurizio Oreggia, della Fiom Cgil – ma non è stata redistribuita".




