Eni accende i motori della Fase 2 in Congo, raddoppiando l'export di gas verso l'Europa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, e Denis Sassou N’Guesso, presidente della Repubblica del Congo, hanno ufficialmente dato il via, con una cerimonia a Pointe Noire, alle esportazioni di gas naturale liquefatto dalla seconda fase del progetto Congo Lng. L’evento, che segna un salto di qualità nelle operazioni dell’azienda italiana nel Paese africano, è coinciso con la partenza del primo carico dal nuovo impianto flottante Nguya Flng, entrato in funzione addirittura in anticipo rispetto al cronogramma previsto. Un risultato non da poco, considerando il contesto internazionale e la necessità, per molti partner europei, di diversificare e consolidare le proprie fonti di approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato.

Una capacità operativa che triplica

Se la prima fase del progetto, avviata lo scorso anno, garantiva una produzione annua di circa un miliardo di metri cubi di gas, la Fase 2 porta la capacità di liquefazione complessiva a tre milioni di tonnellate di Gnl, equivalenti a 4,5 miliardi di metri cubi. Questo incremento sostanziale, che di fatto triplica la portata dell’operazione, si basa sullo sfruttamento delle risorse dei giacimenti di Nené e Litchendjili, situati all’interno della licenza offshore Marine XII. La scelta di implementare una struttura flottante per la liquefazione, una tecnologia di cui Eni è pioniera, ha permesso di accelerare i tempi di messa in produzione, bypassando la necessità di costruire infrastrutture onshore di grande complessità.

Una nuova rotta energetica nel segno della cooperazione

Descalzi, commentando il traguardo, ha posto l’accento sul “rapporto di fiducia costruito con le istituzioni del Paese”, un elemento che viene considerato fondamentale per la riuscita di iniziative di questa portata in contesti geografici strategici. L’avvio della produzione su scala maggiore apre di fatto una nuova rotta di approvvigionamento per l’Europa, andando ad aggiungere una voce significativa al paniere del gas importato via nave. La tempistica, come sottolineato dalle analisi di mercato, non è casuale: l’arrivo di nuovi volumi di Gnl offre un margine di manovra maggiore in vista della prossima stagione invernale, contribuendo a colmare il gap lasciato dalla riduzione delle forniture via gasdotto.

Le ricadute per il Congo e lo scenario geopolitico

Oltre agli evidenti benefici per la sicurezza energetica dei paesi importatori, il progetto Congo Lng rappresenta una leva di sviluppo economico cruciale per la Repubblica del Congo, trasformando risorse naturali in flussi di esportazione e introiti fiscali. L’operazione di Eni si colloca in un quadro di partnership che guarda al medio-lungo periodo, consolidando la presenza italiana in Africa subsahariana. Questo sviluppo avviene mentre l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito la centralità della competizione energetica globale, sebbane il progetto congolese sia frutto di accordi bilaterali e di una strategia aziendale indipendente.

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