La notte di Kinsky e la sostituzione che umilia: quando l’errore del portiere diventa una rimozione forzata

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’immagine, al termine dei sedici minuti più lunghi della carriera di Antonin Kinsky, che restituisce il senso di una serata storta più di qualsiasi moviola: il ragazzo, classe 2003, che lascia il campo a testa bassa sotto la curva del Metropolitano mentre il suo allenatore, Igor Tudor, continua a fissare il prato verde senza neppure degnarlo di uno sguardo. Succede a Madrid, negli ottavi di Champions League, e il Tottenham sprofonda 5-2 sotto i colpi dell’Atletico, ma il risultato passa quasi in secondo piano rispetto a ciò che accade nei primi minuti. Kinsky, portiere ceco prelevato dallo Slavia Praga un anno fa per 12,5 milioni di sterline, viene schierato titolare al posto di Guglielmo Vicario – reductione in panchina dopo alcune prestazioni non impeccabili – e in un quarto d’ora regala due gol su altrettanti errori marchiani. Al sesto minuto scivola mentre batte un rinvio, e Marcos Llorente ringrazia; al quindicesimo sbaglia il controllo su un retropassaggio, e Julian Alvarez può depositare nella porta sguarnita. Tudor aspetta centoventi secondi, poi al minuto diciassette richiama il ragazzo in panchina e getta nella mischia Vicario, che a sua volta subirà due reti ma ormai la partita è compromessa.

Non era mai successo, nella storia moderna della Champions League, che un estremo difensore venisse sostituito prima della mezz’ora per ragioni puramente tecniche e non per infortunio. E il gesto, già di per sé spietato, diventa clamoroso per la freddezza con cui viene eseguito: Kinsky attraversa l’area tecnica, viene brevemente abbracciato dai compagni di squadra – Kevin Danso, Cristian Romero, Pedro Porro lo accompagnano verso la panchina – ma Tudor non lo guarda, continua a impartire indicazioni ai suoi come se nulla fosse accaduto. L’ex portiere del Tottenham Paul Robinson, commentando per la BBC, parla di una scelta che può distruggere la fiducia di un ragazzo di ventidue anni; Joe Hart, in collegamento per TNT Sports, dice che il cuore gli si è spezzato per quel collega più giovane lasciato solo nell’inferno del Metropolitano. E Peter Schmeichel, intercettato da CBS Sports, va oltre e sostiene che Tudor abbia “ucciso la carriera” del portiere ceco con quella sostituzione lampo, perché d’ora in avanti ogni volta che si pronuncerà il nome di Kinsky si penserà a quei diciassette minuti di follia.

Se da un lato la solidarietà del mondo dei portieri non si è fatta attendere – David De Gea gli ha scritto sui social di tenere la testa alta, perché solo chi sta tra i pali può capire la solitudine di certe notti – dall’altro Tudor si è assunto la responsabilità della scelta iniziale e di quella successiva, spiegando in conferenza stampa di aver voluto “preservare il ragazzo” e la squadra da ulteriori danni. Il tecnico croato, che aveva perso tutte le precedenti partite da quando siede sulla panchina degli Spurs, ammette di non aver mai fatto una cosa del genere in quindici anni di carriera, ma aggiunge che la pressione su Vicario e la necessità di dare un turno di riposo al titolare giustificavano, almeno sulla carta, la scelta di partire con Kinsky. Peccato che il classe 2003 non avesse disputato neanche un minuto in Champions o in Premier in questa stagione, e che l’esordio europeo con la maglia del Tottenham si sia trasformato in un film dell’orrore.

Intanto a Madrid, mentre i tifosi di casa fischiavano la sostituzione – qualcuno per schernire Kinsky, qualcun altro forse per compassione – e poi applaudivano il ragazzo mentre lasciava il campo, l’Atletico dilagava. Dopo i primi tre gol in quindici minuti, ne arrivano altri due nella ripresa, e il poker di Julian Alvarez – autore di una doppietta – suggella una serata perfetta per i colchoneros, che blindano praticamente il passaggio ai quarti. Nel Tottenham, invece, la domanda che serpeggia tra gli addetti ai lavori è un’altra: che fine farà Antonin Kinsky? Perché se è vero che i portieri si giudicano dalla velocità con cui si rialzano dopo un errore, qui il rialzo è stato negato prima ancora di poter essere tentato, e la sostituzione al minuto diciassette rischia di pesare come un macigno su un ragazzo che fino a ieri sera sembrava un promettente prospetto e oggi è diventato, suo malgrado, un caso statistico.

L’onta dei sedici minuti e il confronto con altre notti da incubo

La Champions League, si sa, non perdona. E se è vero che Karius a Kiev, nel 2018, sbagliò una finale e pagò per tutta la carriera – anche perché poi si scoprì che giocava con una commozione cerebrale – è altrettanto vero che raramente si era vista una sostituzione così precoce e umiliante. Gigio Donnarumma, per esempio, nel 2022 contro il Real Madrid sbagliò un appoggio su pressing di Benzema e il Psg venne eliminato, ma nessuno osò toglierlo dal campo; anzi, Pochettino lo tenne lì, e lui dovette convivere con l’errore, ma almeno ebbe la possibilità di finire la partita. Onana, ai tempi dell’Ajax, combinò qualche pasticcio in fase di impostazione, ma i tecnici olandesi non lo hanno mai sostituito nel primo tempo perché la costruzione dal basso faceva parte del progetto. Kinsky, invece, non ha avuto nemmeno il tempo di metabolizzare la seconda papera che già gli stavano facendo cenno di accomodarsi in panchina.

Le reazioni dello spogliatoio e il silenzio di Tudor

Se il portiere ceco ha ricevuto la solidarietà dei colleghi – oltre a De Gea, anche Lloris ha mandato messaggi di incoraggiamento – ciò che colpisce è il trattamento riservatogli dal suo stesso allenatore. Le telecamere hanno immortalato il momento in cui Kinsky, dopo aver varcato la linea laterale, viene accompagnato nello spogliatoio da due membri dello staff, mentre Tudor rimane immobile a bordo campo. Una freddezza che ha fatto discutere, perché se è vero che il tecnico deve pensare alla squadra, è altrettanto vero che un gesto, una pacca sulla spalla, avrebbe potuto lenire almeno in parte l’umiliazione di un ragazzo che fino a pochi mesi fa giocava in Repubblica Ceca e si ritrova proiettato sul palcoscenico più grande d’Europa. Paolo Di Canio, intervenuto a Sky Sport, ha parlato di una scelta autolesionista da parte di Tudor: “Se metti un ragazzo con poche presenze in Champions e poi lo levi dopo un quarto d’ora, lo distruggi e rischi di pagare anche tu sulla tua carriera”.

E adesso, mentre il Tottenham torna a Londra con un passivo pesantissimo e la quasi certezza di dover salutare la coppa, resta il nodo Kinsky. Il giovane portiere ha ancora davanti a sé una carriera, certo, ma la cicatrice di questa notte difficilmente si rimarginerà in fretta. Soprattutto se chi avrebbe dovuto proteggerlo ha preferito sacrificarlo per salvare sé stesso.

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