L’Argentina umilia il Brasile 4-1 in una notte di festa e provocazioni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella cornice vibrante di Buenos Aires, l’Argentina ha chiuso con un’esibizione dominante l’ultimo turno delle qualificazioni mondiali, schiacciando 4-1 un Brasile opaco e privo di mordente. Già sicura del passaggio al Mondiale 2026 dopo il pareggio tra Bolivia e Uruguay, la squadra di Scaloni ha trasformato l’incontro in una passerella, tra gol, gesti plateali e tensioni che hanno animato il già acceso derby sudamericano.

A segnarsi per la Selección è stato, tra gli altri, Holm, mentre in campo hanno giocato anche Lucumí, Aebischer e Ndoye, confermando il ruolo sempre più internazionale del calcio argentino. In chiave Bologna, però, due assenze hanno attirato l’attenzione: Benjamin Dominguez, rimasto in panchina per tutta la durata della partita, e Santiago Castro, costretto a seguire la gara dalle tribune dopo un infortunio alla caviglia rimediato negli ultimi allenamenti. Le sue condizioni, come confermato dallo staff medico, saranno valutate con maggiore precisione una volta rientrato a Casteldebole.

La serata, però, è stata segnata soprattutto dalle esuberanze fuori dal copione. A rubare la scena, come spesso accade, è stato Emiliano “Dibu” Martínez, che al 38’ del secondo tempo, con il risultato ormai compromesso, ha iniziato a palleggiare indisturbato nella propria area, beffando gli avversari. Un gesto che non è sfuggito allo stesso Scaloni, il quale ha immediatamente richiamato il portiere, consapevole del rischio di inutili tensioni. Ma le provocazioni non si sono fermate lì.

Tra i tanti episodi, spicca lo scambio verbale tra Leandro Paredes e Rodrygo, con il centrocampista argentino che, dopo un contrasto, non ha perso l’occasione di ricordare al brasiliano i suoi trofei: "Ho vinto un Mondiale e due Copa America, tu zero". Un clima surriscaldato, quello del campo, che ha visto anche Enzo Fernández protagonista di qualche sfottò in più del necessario, mentre sugli spalti e nei palazzi del calcio non mancavano le reazioni.

Ad Appiano Gentile, ad esempio, Joaquín “Tucu” Correa non ha resistito alla tentazione di prendere in giro il compagno di squadra Carlos Augusto, colpevole di indossare la maglia verdeoro in una serata da dimenticare. Un dettaglio che, seppur minore, conferma come il peso di questo derby travalichi i confini del rettangolo verde, lasciando strascichi anche lontano dal Sudamerica.

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