Gaza, la guerra alle ambulanze: medici sotto tiro mentre Israele intensifica gli attacchi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Non erano militanti, non trasportavano armi, eppure sono finiti nel mirino. Quello che era iniziato come un conflitto dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 si è trasformato, a Gaza, in una caccia ai soccorritori. Le prime vittime furono un’infermiera e un autista di ambulanza, abbattuti davanti al Nasser Hospital di Khan Younis e all’ospedale indonesiano di Beit Lahia. Gli ultimi, invece, sono caduti nella notte del 23 marzo, mentre cercavano di prestare aiuto poco fuori Rafah.

"Ci sparano e nessuno dice nulla", denuncia Médecins Sans Frontières, che da mesi documenta gli attacchi contro strutture e personale medico. Le ambulanze, riconoscibili dalle luci e dalle insegne, sono state più volte bersagliate, nonostante il diritto internazionale ne protegga l’inviolabilità durante i conflitti. Un video, diffuso dopo l’ultimo episodio, mostra chiaramente i veicoli della Mezzaluna Rossa e dei vigili del fuoco con i lampeggianti accesi, smentendo le giustificazioni dell’esercito israeliano, secondo cui il convoglio "avanzava in modo sospetto" a fari spenti.

Tra le vittime c’è anche Rifaat Radwan, paramedico ucciso insieme a 14 colleghi. Sua madre, Umm Rifaat, racconta di aver ascoltato la notizia in silenzio, sperando fino all’ultimo che il figlio non fosse tra i caduti. "Volevano ammazzarci tutti", ha detto l’unico sopravvissuto della strage, descrivendo una situazione in cui nessuno, nemmeno chi indossa una divisa da soccorso, sembra più al sicuro.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.