Pininfarina, si dimette l'ad Angori dopo 19 anni: "Divergenze sulle strategie"
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Redazione Economia
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Un capitolo significativo della storia recente di Pininfarina si chiude con le dimissioni di Silvio Angori, che dopo diciannove anni, di cui quindici alla guida come amministratore delegato, lascia l'azienda. La comunicazione ufficiale, stilata in una forma che non concede spazio a sentimentalismi, attribuisce la separazione a "divergenze occorse sul perseguimento delle strategie aziendali già definite", una formula che, sebbene asettica, delinea con chiarezza una frattura nella visione del futuro. Angori, il quale aveva guidato la società attraverso la tempesta finanziaria seguita alla grande crisi e ne aveva pilotato la riconversione in un laboratorio di design e innovazione di fama mondiale, appare dunque in disaccordo con gli indirizzi delineati dalla proprietà.
Le tensioni con la proprietà indiana
Sullo sfondo di questa improvvisa, seppur formalmente concordata, risoluzione del rapporto, si staglia l'ingombrante presenza del gruppo Mahindra, che detiene il controllo della carrozzeria torinese dal 2015. Le voci di corridoio, che da tempo circolavano negli ambienti specializzati, parlano di tensioni progressive, maturate proprio in seno al consiglio di amministrazione, riguardo alla direzione da imprimere al marchio. Se ne deduce che le divergenze, pur non essendo state specificate pubblicamente, tocchino il cuore stesso dell'identità aziendale: il bilanciamento tra la tradizione stilistica italiana e le nuove frontiere della mobilità, sulle quali il gruppo indiano potrebbe avere priorità differenti.
La ricerca di una nuova guida
Con la partenza del manager che più di ogni altro ne ha plasmato il recente percorso, Pininfarina si trova ora a dover affrontare un delicato passaggio generazionale. La società ha già avviato, stando a quanto dichiarato, l'iter per selezionare un nuovo amministratore delegato, al quale sarà affidato il compito non semplice di "proseguire il percorso di crescita e di attuare le relative priorità strategiche". Si tratta di un incarico che richiederà, a chi lo ricoprirà, non solo competenze manageriali ma anche una profonda comprensione del valore intangibile del marchio, un'eredità che va ben al di là dei semplici bilanci.
L'eredità di un'epoca
L'addio di Angori segna la fine di un'era per un'icona del design mondiale, un simbolo del made in Italy che, sotto la sua gestione, ha esplorato con successo settori diversi dall'automotive, spingendosi verso il product design e l'architettura. La sua lunga permanenza, che gli ha permesso di diventare il volto stesso dell'azienda, rende questa separazione particolarmente significativa, quasi uno spartiacque. Il futuro dirà se la scelta della proprietà di imboccare una strada differente, pur mantenendo gli stessi obiettivi dichiarati di crescita, saprà onorare quel patrimonio di creatività e quel legame indissolubile con il territorio che ne hanno decretato il successo globale.




