Trump e Putin in Alaska: i nodi del vertice tra territori contesi e cessate il fuoco

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Alaska, un tempo possedimento zarista, ospiterà venerdì 15 agosto il primo faccia a faccia tra Donald Trump e Vladimir Putin dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Un incontro carico di simbolismi, non solo per la storia del territorio scelto – ceduto dagli Stati Uniti alla Russia nel 1867 – ma per le poste in gioco: la possibile fine di un conflitto che dura da oltre due anni e che ha ridisegnato gli equilibri geopolitici europei.

Trump, che nei giorni scorsi ha definito la pace «la più alta aspirazione» del suo mandato, ha lasciato trapelare alcuni dettagli su quella che potrebbe essere la struttura di un accordo. Parlando di «swapping», ovvero di scambio di territori, il presidente americano ha implicitamente confermato le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane: Mosca sarebbe disposta a un cessate il fuoco in cambio del ritiro delle forze ucraine dalla regione di Donetsk e del controllo totale sul Donbass, l’area compresa tra gli oblast di Donetsk e Lugansk, ricca di risorse minerarie e al centro del conflitto dal 2014. Una soluzione che, se accettata, permetterebbe al Cremlino di ottenere attraverso la diplomazia ciò che non è riuscito a conquistare interamente sul campo, consolidando la sua influenza sull’Ucraina orientale.

L’assenza di Volodymyr Zelensky al vertice – non previsto tra gli invitati – ha suscitato reazioni fredde da parte di Kiev e dell’Europa, preoccupate che gli interessi ucraini possano essere sacrificati in nome di una stabilizzazione frettolosa. Il presidente ucraino, dal canto suo, ha ribadito che non accetterà «nessun regalo alla Russia», sottolineando come qualsiasi concessione territoriale equivarrebbe a legittimare l’aggressione militare.

Sul tavolo dei negoziati, oltre alla questione del Donbass, pesa anche il destino dei territori occupati nelle fasi successive all’invasione, tra cui parti delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia. Trump ha accennato alla possibilità di aiutare Kiev a recuperare «alcune aree», senza specificare quali, ma ha evitato di approfondire i dettagli, lasciando intendere che ogni proposta sarà valutata in base a un bilanciamento di interessi.

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