Benzina e gasolio, rincari istantanei alla pompa: la Guardia di Finanza intensifica i controlli sulla filiera

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’escalation delle tensioni in Medio Oriente, con il conflitto che ormai lambisce lo Stretto di Hormuz, ha innescato una reazione a catena sui mercati energetici globali, le cui ripercussioni si sono fatte sentire immediatamente anche sulle reti di distribuzione italiane. Il prezzo del greggio, con il Brent e il Wti che hanno superato quota novanta dollari al barile, viaggia verso valori che non si registravano da tempo, alimentando il timore di un arresto dei flussi navali in quel punto nevralgico per il transito del petrolio mondiale. Una preoccupazione, questa, che si è tradotta, nel giro di poche ore, in un adeguamento al rialzo dei listini dei carburanti alla pompa: la benzina e il gasolio, come spesso accade in queste circostanze, hanno subito un incremento pressoché immediato, un copione, verrebbe da dire, già visto in occasione di precedenti crisi internazionali.

Di fronte a questa impennata, che ha interessato in modo evidente aree come il Cuneese e il Monregalese, il governo ha scelto di muoversi per scongiurare il rischio che il conflitto diventi un pretesto per operazioni speculative. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di concerto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha disposto un piano operativo che vede la Guardia di Finanza in prima linea. L’intensificazione dei controlli, che rappresenta un rafforzamento del consueto presidio di polizia economico-finanziaria, si concentrerà lungo l’intera filiera dei carburanti, con l’obiettivo dichiarato di prevenire quelle distorsioni che finirebbero per danneggiare i consumatori e alterare il corretto funzionamento del mercato.

L’operazione trasparenza del governo e il ruolo delle Fiamme Gialle

Le verifiche disposte non si limiteranno, però, a un semplice monitoraggio dei prezzi esposti presso gli impianti di rifornimento. L’attività ispettiva, che si inserisce in un quadro più ampio di contrasto alle irregolarità, mira ad analizzare l’andamento dei valori di mercato in ogni fase della commercializzazione, dalla distribuzione all’ingrosso fino alla vendita al dettaglio. L’obiettivo, spiegano dal ministero, è duplice: da un lato accertare il rispetto delle norme sulla trasparenza e la corretta pubblicità dei prezzi al consumo, dall’altro far emergere eventuali accordi anticoncorrenziali o pratiche commerciali scorrette. A sollecitare un intervento deciso sono state anche le associazioni dei consumatori, che parlano di aumenti ingiustificati considerando che le scorte di prodotto raffinato, stando a quanto sostengono, sarebbero state acquistate e stoccate in periodi precedenti all’escalation del conflitto, quando le quotazioni erano ben più basse.

Proprio sulla tempistica dei rincari si concentrano i maggiori sospetti. Se da un lato le compagnie petrolifere, riunite nell’Unem, si difendono sostenendo che gli adeguamenti praticati sono inferiori all’effettivo balzo delle quotazioni internazionali, dall’altro le associazioni dei gestori e i sindacati denunciano una dinamica anomala. Faib e Fegica, in particolare, hanno parlato senza mezzi termini di speculazione, sottolineando come non sia credibile che a fronte di una mera fibrillazione dei mercati si sia registrata una reazione così violenta e immediata dei listini, come se il carburante venduto in questi giorni fosse stato acquistato sull’unghia alle nuove e più alte quotazioni.

Rincari rapidi e discesa lenta: la dinamica dei prezzi sotto la lente

Oltre alla tempistica dell’aumento, ciò che insospettisce gli addetti ai lavori è la dinamica tradizionalmente asimmetrica dei prezzi dei carburanti, una caratteristica che sembra ripetersi invariata a ogni crisi. Se l’adeguamento al rialzo è pressoché istantaneo e segue di pari passo l’incremento del greggio, lo stesso non si può dire per la fase di discesa. Quando le quotazioni internazionali calano, infatti, il prezzo di benzina e gasolio alla pompa tende ad adeguarsi con una lentezza che appare del tutto sproporzionata, una tendenza che, al di là delle spiegazioni tecniche legate allo smaltimento delle scorte, rappresenta per molti una tentazione irresistibile del commercio, una legge, per quanto amara, dell’economia. Un comportamento, questo, che rischia di vanificare sul lungo periodo qualsiasi beneficio per i consumatori derivante da un eventuale raffreddamento delle tensioni geopolitiche.

Il ministero delle Imprese, attraverso la Commissione di allerta rapida presieduta da Urso, ha già avviato una serie di incontri con cadenza settimanale per monitorare l’evolversi della situazione e l’impatto su inflazione e carrello della spesa. Al centro delle analisi ci sono i prezzi consigliati dalle principali compagnie, che in alcuni casi hanno registrato aumenti di diversi centesimi al litro. Un’attenzione particolare, in questa fase, è riservata ai passaggi a monte della filiera, cioè ai rapporti tra raffinatori e grossisti, laddove potrebbero annidarsi comportamenti speculativi più difficili da rilevare rispetto ai semplici listini esposti dai benzinai, i quali spesso si trovano a subire le scelte altrui pur essendo i primi a dover fronteggiare la rabbia degli automobilisti.

Le accise e il peso del fisco nel prezzo finale

Nel dibattito che ne è scaturito, un capitolo a sé stante riguarda il peso della componente fiscale. Le accise e l’Iva incidono in misura determinante sul prezzo finale della benzina e del gasolio, arrivando a rappresentare oltre la metà del costo pagato dagli automobilisti. Per questo, alcune associazioni dei consumatori hanno rilanciato la proposta di un intervento immediato che riduca la pressione fiscale, sulla scia di quanto fece il governo Draghi durante la crisi ucraina, attraverso una sterilizzazione parziale delle accise o una rimodulazione dell’Iva. Una misura, questa, che consentirebbe di frenare immediatamente la corsa dei prezzi, attenuando l’impatto sugli utenti finali in attesa che i controlli della Guardia di Finanza facciano piena luce sull’intera filiera e sulla reale entità degli aumenti giustificati dalle tensioni internazionali.

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