Lucas Perri al Torino, l’impatto sul gioco di Abate tra fisicità e costruzione dal basso
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Redazione Sport
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Che Lucas Perri sia ormai a un passo dal Torino, è un’evidenza che alimenta le discussioni nei salotti del calciomercato, ma la vera domanda, quella che va al di là delle cifre e delle formule contrattuali, è un’altra: come inciderà il portiere brasiliano, classe 1997, nel sistema di gioco che Ignazio Abate sta plasmando in granata?
Perché l’arrivo dell’estremo difensore dal Leeds, nato da una complessa triangolazione sull’asse City-Leeds che si concluderà con ogni probabilità in prestito con diritto di riscatto, non è solo un rinforzo per la porta, bensì un tassello che potrebbe ridisegnare le dinamiche della retroguardia, a patto che le sue qualità si sposino con le richieste di un tecnico che non lascia nulla al caso.
La triangolazione di mercato: Leeds, City e l’incastro per Perri
L’operazione che porterà Lucas Perri sotto la Mole, a ben vedere, è il frutto di un effetto domino internazionale piuttosto articolato, dove ogni pedina si muove in sincronia con le altre. Il Torino, dopo aver visto sfumare le piste che portavano a Gill, Ravaglia e Livakovic, ha individuato nel brasiliano il profilo giusto per sopperire a quella che appariva come l’unica vera lacuna della rosa, ovvero un portiere di esperienza capace di affiancare il promettente Mscardi.
E così il direttore sportivo Petrachi, scatenato nelle ultime ore dopo aver già chiuso per Comuzzo, Cömert e Fitz-Jim, ha stretto i tempi per definire l’accordo con il Leeds, un club che a sua volta stava cercando il sostituto ideale per l’estremo difensore verdeoro, individuandolo nel giovane Trafford, di proprietà del Manchester City.
Questa triangolazione, tuttavia, non è solo una questione di scartoffie e commissioni da sistemare, ma rappresenta un passaggio cruciale per comprendere le reali ambizioni del Torino, che intende puntellare ogni reparto con innesti mirati e funzionali al progetto tattico di Abate.
Il profilo di Perri: presenza fisica e riflessi tra i pali
Per comprendere fino in fondo l’impatto che Perri potrebbe avere sul gioco granata, è necessario analizzare le sue caratteristiche tecniche, che lo rendono un portiere atipico rispetto agli standard del calcio italiano.
Dotato di una stazza imponente e di un’apertura alare che gli consente di coprire gran parte della porta, il brasiliano eccelle nei riflessi e nelle uscite basse, mostrando una reattività sorprendente per la sua corporatura; non a caso, nei campionati in cui ha militato, ha spesso neutralizzato conclusioni ravvicinate con interventi di piede o con il corpo, dimostrando un coraggio che i tifosi apprezzano.
Tuttavia, ciò che colpisce maggiormente è la sua capacità nel gioco aereo, un aspetto in cui la sua altezza lo rende un baluardo insuperabile sui calci piazzati, e la sua predisposizione all’impostazione dal basso, un dettaglio che, nel calcio moderno, fa la differenza tra un portiere e un vero e proprio regista aggiunto.
E se da un lato la sua distribuzione non è ancora al livello dei migliori specialisti europei, dall’altro la sua propensione a cercare il lancio lungo per i compagni avanzati potrebbe rivelarsi un’arma preziosa per un allenatore come Abate, che ha sempre mostrato di apprezzare la verticalità.
Il modulo di Abate combinato con le caratteristiche di Perri: un’identità precisa
Ed è proprio qui che il discorso si fa interessante, perché la filosofia di Ignazio Abate, da sempre orientata a un calcio propositivo e basato sul possesso palla, richiede al portiere non solo di parare, ma di essere il primo costruttore dell’azione, un ruolo che Perri sembra poter interpretare con discreta efficacia.
L’allenatore, che predilige moduli duttili come il 4-3-3 o il 3-5-2 a seconda delle necessità, chiede alla sua squadra di uscire palla al piede dalla pressione avversaria, e in questo contesto il brasiliano potrebbe trovare il suo habitat naturale, grazie a una tecnica di base che gli consente di gestire il pallone con i piedi senza timori reverenziali.
Ma c’è un altro aspetto, forse meno evidente ma altrettanto determinante, che riguarda l’interpretazione della linea difensiva: Perri, abituato ai ritmi del calcio inglese, ha sviluppato un senso dell’anticipo che gli permette di uscire dai pali con tempismo, coprendo lo spazio alle spalle della difesa e riducendo gli errori in fase di posizionamento, un’attitudine che si sposa perfettamente con la linea alta spesso utilizzata da Abate per compattare il gioco nella metà campo avversaria.
E così, tra parate spettacolari e uscite coraggiose, il portiere brasiliano potrebbe diventare non solo l’ultimo baluardo, ma anche il primo pensiero tattico di un Torino che vuole imporre il proprio gioco, anche se sarà fondamentale vedere come reagirà alla pressione di un campionato come la Serie A, dove i dettagli e la concentrazione fanno la differenza.
L’operazione che porterà Lucas Perri al Torino: tempi e formule
Sul fronte operativo, come si diceva, l’affare è in dirittura d’arrivo: il portiere si trova attualmente negli Stati Uniti con il Leeds per il ritiro estivo, ma avrebbe già messo in valigia i sogni e le aspettative, pronto a imbarcarsi su un volo per l’Italia non appena gli ultimi dettagli burocratici verranno limati tra i due club.
La formula concordata, che prevede un prestito con diritto di riscatto, rappresenta una soluzione win-win per entrambe le parti, perché consente al Torino di testare il giocatore senza impegnare subito un capitale importante, mentre il Leeds, dal canto suo, ha già pronto il sostituto con l’arrivo di Trafford dal City, chiudendo così il cerchio di una trattativa che ha tenuto banco per settimane.
In questo senso, le prossime ore saranno decisive per ufficializzare il quarto acquisto della settimana granata, un colpo che i tifosi attendevano con impazienza fin dall’inizio della sessione estiva e che ora, finalmente, sembra assumere i contorni della realtà, con Petrachi che ha lavorato sottotraccia per portare a casa un obiettivo ritenuto prioritario.
Resta da vedere, una volta che Perri indosserà la maglia numero uno, se il suo adattamento al calcio italiano sarà immediato o se richiederà un periodo di rodaggio, ma la sensazione è che, con un allenatore come Abate capace di valorizzare le qualità dei singoli, il brasiliano possa trovare l’ambiente giusto per esprimere tutto il suo potenziale, contribuendo a scrivere una pagina importante della storia recente del Torino.
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