Afghanistan nel buio digitale: i Talebani spengono la Rete

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo due giorni di un blackout totale che ha gettato il paese in un isolamento senza precedenti, le connessioni internet e le comunicazioni mobili in Afghanistan hanno cominciato a essere ripristinate, sebbene in modo progressivo e ancora instabile. Questo temporaneo ritorno alla connettività, tuttavia, non cancella la volontà censoria che ha motivato la decisione, né tantomeno placa il conflitto politico, sotterraneo ma persistente, tra le diverse anime dell’Emirato Islamico. Un governo, quello dei Talebani, la cui legittimazione internazionale procede a fatica e che attualmente può contare sul solo, e significativo, riconoscimento della Russia.

Il collasso socioeconomico durante il blackout

Il blocco completo, iniziato nel pomeriggio di lunedì e protrattosi fino al pomeriggio di mercoledì, ha paralizzato la già fragile struttura socioeconomica della nazione. L’interruzione dei voli in entrata e in uscita dall’aeroporto di Kabul, così come quelli interni, ha rappresentato solo la punta più visibile di un disagio profondo che ha strozzato il commercio, fermato gli uffici e reso ancor più ingovernabile un sistema bancario già stremato dall’isolamento e dalle sanzioni internazionali. A subire le conseguenze più gravi è stata la macchina amministrativa statale e, in particolare, quel sistema sanitario che da anni sconta una cronica mancanza di fondi, di personale specializzato e di medicinali essenziali, una situazione ulteriormente aggravata dalla decisione dell’amministrazione Trump di tagliare i fondi Usaid destinati al paese.

La motivazione ufficiale: la "campagna contro l'immoralità"

La motivazione ufficiale addotta dall’Emirato per giustificare una misura così drastica risiede in una presunta “campagna contro l’immoralità”, un’iniziativa che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe colpire tutto ciò che viene considerato contrario ai propri dettami, incluso l’accesso libero alla rete. È in questa cornice ideologica che si è consumato l’isolamento forzato di decine di milioni di persone, private di colpo non solo dei social network ma anche della possibilità di comunicare tramite email, applicazioni di messaggistica e, in molte aree, persino attraverso la rete telefonica mobile tradizionale.

Il monitoraggio di NetBlocks e l'appello delle Nazioni Unite

L’organizzazione per il monitoraggio dell’accesso alla rete NetBlocks ha documentato con precisione l’implosione della connettività, rilevando come, a partire dalle ore 17 locali di martedì, il segnale si sia gradualmente affievolito in tutto il paese fino a crollare a livelli inferiori all’uno per cento. Un dato tecnico che, tradotto in esperienza quotidiana, ha significato lo sprofondare della popolazione in un silenzio digitale angosciante, durato complessivamente quarantotto ore. Le Nazioni Unite, dal canto loro, hanno sollecitato con un appello formale il governo talebano a procedere al ripristino immediato dei servizi, un intervento che, nonostante i parziali miglioramenti, non garantisce affatto che il flusso di informazioni possa tornare alla normalità, lasciando aperto il confronto, aspro e tutto interno all’establishment talebano, sul futuro della rete in Afghanistan.

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