Montagne senza neve: 31 impianti abbandonati in Abruzzo e il futuro incerto dello sci
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Redazione Interno
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L’Abruzzo, come gran parte delle montagne italiane, sta vivendo una trasformazione silenziosa ma inesorabile. Il dossier Nevediversa 2025, pubblicato da Legambiente, fotografa una realtà sempre più critica: 31 impianti di risalita abbandonati nella regione, simbolo di un inverno che non c’è più. Il riscaldamento globale, con il 2024 che ha segnato un record di temperature e un gennaio 2025 altrettanto anomalo, sta ridisegnando il paesaggio montano, costringendo molte località a fare i conti con un futuro incerto.
Il report, che analizza lo stato di salute delle stazioni sciistiche italiane, rivela un dato allarmante: in cinque anni, il numero dei comprensori dismessi è raddoppiato, raggiungendo quota 265. Di questi, 76 si trovano in Piemonte, 33 in Lombardia, 31 in Abruzzo e 30 in Veneto. A questi si aggiungono 112 strutture temporaneamente chiuse e 128 in una sorta di limbo operativo, “un po’ aperte, un po’ chiuse”, come nel caso della seggiovia di Cima Laghetto o dello skylift del Cimone, impianti che ormai faticano a trovare una collocazione definitiva.
La crisi dello sci alpino non è solo una questione di numeri, ma anche di scelte gestionali spesso discutibili. Legambiente parla di “accanimento terapeutico” per descrivere quei casi in cui si continua a investire su impianti ormai obsoleti, nonostante l’evidente mancanza di neve. Quattro in più rispetto al 2024, per un totale di 218 strutture che, secondo l’associazione, rappresentano uno spreco di risorse in un contesto già fragile.
Tra gli esempi più emblematici c’è la bidonvia di Pian dei Fiacconi, sul versante nord della Marmolada, definita da Legambiente “l’impianto della vergogna”. Abbandonato dal 2020, è diventato il simbolo di una montagna che fatica a reinventarsi, tra strutture dismesse e progetti di innevamento artificiale sempre più costosi e insostenibili.
Il dossier Nevediversa 2025 non si limita a denunciare il problema, ma propone anche una riflessione su possibili modelli alternativi. Il progetto Winter Summer, citato a pagina 75 del report, rappresenta un tentativo di diversificare l’offerta turistica, puntando su attività estive e invernali che non dipendano esclusivamente dalla neve. Un approccio che, tuttavia, fatica a decollare, soprattutto in regioni come l’Abruzzo, dove la cultura dello sci è profondamente radicata.
La situazione è ulteriormente complicata dalla gestione degli impianti. In Lombardia, ad esempio, la società Cuccher Ski, che gestiva la funivia e lo skylift del Cimone, ha chiuso i battenti nel giugno 2020, lasciando un vuoto difficile da colmare. Un caso che, come sottolinea una lettera pubblicata su Valsassinanews, necessiterebbe di un commento, ma che per ora rimane senza risposte.




