Timmy, la megattera nel Baltico si blocca di nuovo: i soccorsi si fermano e le speranze svaniscono

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È l’immagine di una lotta silenziosa, quasi assurda, quella che si ripete da giorni nelle acque basse della baia di Wismar, davanti all’isola di Poel. “Timmy”, la megattera di 13,5 metri che aveva catalizzato l’attenzione di esperti e volontari lungo la costa tedesca, si è nuovamente arenata. E stavolta, a differenza delle precedenti, i soccorritori hanno deciso di fermare ogni intervento attivo. L’animale, che aveva suscitato un filo di speranza quando era riuscito a rimettersi in moto da solo, è tornato imprigionato in quelle secche che sembrano ormai il suo destino. Le operazioni di salvataggio, dopo giorni di monitoraggi estenuanti, sono state sospese: nessuna barca, nessun drone, nessuna squadra in acqua cercherà più di spingerlo verso il largo.

Un’odissea cominciata a fine marzo tra spiagge e banchi di sabbia

La vicenda di Timmy – soprannome informale che però ha finito per umanizzare un animale selvatico, quasi a volerne forzare una narrazione rassicurante – ha preso avvio il 23 marzo scorso, quando il cetaceo è stato avvistato incagliato su un banco di sabbia nei pressi di Lubecca. Da quel momento, la sua rotta è stata un susseguirsi di errori e di sfortuna: prima a Timmersdorfer Strand, dove è rimasto bloccato per cinque lunghissimi giorni, poi a Wismar, dove dopo un’operazione di salvataggio tanto spericolata quanto vana, l’animale ha sbagliato direzione ed è finito di nuovo sulla secca. L’assessore regionale all’ambiente del Meclemburgo-Pomerania anteriore, contattato dalla Dpa, aveva inizialmente riportato con cauto ottimismo che la megattera si era liberata e aveva ripreso a nuotare, senza però poterne indicare la rotta precisa. Quell’ottimismo, oggi, è completamente evaporato.

Addio alle speranze: “Morirà lì, le probabilità di liberarsi sono scarse”

Gli esperti che seguono il caso sono stati chiari, nelle ultime ore, e hanno usato parole che non lasciano spazio a interpretazioni romantiche. La megattera, ormai stremata dalla prolungata esposizione alle acque basse e probabilmente debilitata anche da uno stato di salute precario già precedente all’arenamento, non sarà salvata. “Morirà lì”, ha dichiarato senza mezzi termini uno dei responsabili scientifici coinvolti nel monitoraggio, aggiungendo che le probabilità che Timmy si liberi da solo sono molto scarse. Non è stata nemmeno presa in considerazione l’ipotesi della soppressione: le autorità l’hanno esclusa in via definitiva, motivando la scelta con il pericolo concreto che un intervento di questo tipo rappresenterebbe tanto per il cetaceo quanto per gli stessi soccorritori. In acque così basse, avvicinarsi con mezzi adeguati per un prelievo letale sarebbe un’operazione ad altissimo rischio, oltre che di dubbia efficacia.

Niente lieto fine, solo il limite degli umani davanti alla natura

C’è un momento, in storie come questa, in cui l’illusione del lieto fine cede il passo a una realtà molto più spoglia: quella dei limiti umani. E quel momento è arrivato ieri, quando i soccorritori hanno abbassato la testa e spento i motori delle imbarcazioni. Timmy rimarrà lì, nella baia di Wismar, a pochi metri da una terra che non potrà mai calpestare e da un mare che non potrà più solcare. I tentativi di riportarla in acque profonde, quelli che nei giorni scorsi avevano fatto sperare in un’improvvisa inversione di tendenza, si sono infranti contro la realtà biologica di un animale di 13,5 metri, disorientato, solo e sempre più debole. Nessuna operazione di salvataggio, per quanto tecnologicamente avanzata, può nulla contro l’inesorabilità di un arenamento ripetuto in un ecosistema, il Baltico, che per una megattera è un territorio profondamente estraneo.

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