Il ritorno nelle acque basse e il respiro che si fa corto: l’agonia silenziosa della balena Timmy nel Baltico
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Si è arenata per la seconda – o forse sarebbe più corretto dire per l’ennesima – volta, e questa volta il margine di errore, per chi la sta monitorando, sembra essersi ridotto a zero. La megattera che i tedeschi hanno ribattezzato Timmy, dal nome della spiaggia sabbiosa di Timmendorfer Strand dove tutto è cominciato, si trova ora bloccata nella baia di Wismar, in acque che, seppur non bassissime come quelle del precedente spiaggiamento, rappresentano comunque una trappola letale per un cetaceo abituato alle profondità oceaniche. A lanciare l’allarme, in queste che gli esperti definiscono “ore decisive”, è Burkard Baschek, direttore del Museo marino tedesco, il quale ha descritto un quadro clinico in deterioramento: l’animale appare sempre più debole, la sua frequenza respiratoria si è ridotta in modo significativo e, circostanza che preoccupa ancor più della stanchezza fisica, non mostra più alcuna reazione all’avvicinarsi delle imbarcazioni.
Il salvataggio mancato e l’autonomia perduta
La storia di Timmy, iniziata ufficialmente nella notte tra il 22 e il 23 marzo, quando l’animale fu scoperto su un banco di sabbia nei pressi di Niendorf, si è trasformata in un susseguirsi di falsi lieto fine e improvvisi colpi di scena. Dopo giorni di tentativi – durante i quali i soccorritori hanno impiegato ruspe per dragare il fondale e imbarcazioni per creare onde che la spingessero verso il largo – la megattera era riuscita a guadagnare la libertà. Una libertà, quella riconquistata venerdì, che si è rivelata effimera. Con sorpresa degli stessi biologi, l’animale non ha puntato deciso verso il Mar del Nord, la via obbligata per ritornare nell’Atlantico, ma ha iniziato a vagare in modo erratico avanti e indietro lungo la costa, tra Boltenhagen e Travemuende, finendo per incagliarsi nuovamente in una zona pericolosamente vicina al porto di Lubecca. Un comportamento, questo, che gli esperti dell’Istituto per la ricerca sulla fauna selvatica terrestre e acquatica (ITAW) hanno interpretato come il segnale di una possibile disorientamento o, ipotesi più grave, di uno stato di salute già compromesso prima ancora del primo spiaggiamento.
Una battaglia contro il tempo e la salinità
La vera sfida, per Timmy, non è soltanto quella di trovare il passaggio giusto tra i bassi fondali del Baltico. Il Mar Baltico, per una megattera abituata agli oceani, è un ambiente ostile quanto una zona proibita. Gli scienziati lo ripetono da giorni: la concentrazione di sale in questo mare interno è troppo bassa per la fisiologia del cetaceo. Già ora, a renderlo evidente, sono i segni di una malattia cutanea che sta attaccando gli strati esterni della sua pelle, un sintomo inequivocabile di sofferenza organica. A ciò si aggiunge la mancanza di cibo adeguato: nel Baltico non esiste la quantità di krill o di pesci necessaria a sostenere un mammifero di queste dimensioni. In una conferenza stampa tenuta domenica a Wismar, Till Backhaus, ministro dell’Ambiente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ha aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione, rivelando che la balena potrebbe aver riportato ferite da contatto con reti da pesca, un infortunio che ne avrebbe ulteriormente minato le forze.
La scelta del silenzio: un’area di rispetto per la speranza
Davanti al peggioramento delle condizioni, la strategia dei soccorritori è radicalmente cambiata. Non più inseguimenti con le barche o tentativi di scortarla, ma una decisione difficile, quasi controintuitiva: lasciarla sola. Le autorità hanno istituito una zona di rispetto di 500 metri intorno all’area in cui si trova l’animale, vietando l’accesso a curiosi e imbarcazioni per evitare ulteriore stress. “Vogliamo darle la chance di liberarsi da sola”, ha spiegato Rhilo Maak, biologo marino di Greenpeace, mentre Baschek osservava che l’animale si trova ora in un tratto di baia lambito da acque più profonde, tecnicamente sufficienti a permetterle di allontanarsi se solo riuscisse a raccogliere le forze residue. Si tratta di un ultimo, disperato tentativo di affidare alla natura ciò che la tecnologia non è riuscita a risolvere, nella speranza che l’istinto, forse offuscato dalla malattia, prevalga ancora una volta.
Il viaggio impossibile verso l’Atlantico
Anche se, miracolosamente, la megattera riuscisse a staccarsi dalla morsa della baia di Wismar e a riprendere il nuoto verso nord, il tragitto che la attende rimane un percorso disseminato di ostacoli quasi insormontabili. Lo stesso Baschek ha voluto mettere in prospettiva la distanza che separa l’animale dalla salvezza: per raggiungere il Mare del Nord e da lì l’Atlantico, Timmy dovrebbe navigare per circa 500 chilometri attraversando gli stretti e le acque danesi, un “collo di bottiglia” geografico che rende la prognosi, nelle parole degli scienziati, “relativamente scarsa”. La vicenda di questa megattera, seguita in diretta dai media tedeschi con il fiato sospeso, è diventata il simbolo della fragilità di queste creature quando si trovano a navigare in mari che non sono la loro casa, un’odissea silenziosa di cui, in queste ore, si attende l’ultimo, decisivo capitolo.




