Ferrari, le incognite di Imola e quel dubbio sugli avversari nel Wec 2026
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Redazione Sport
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Il rombo dei motori torna a echeggiare sulle rive del Santerno, eppure, per la Ferrari di Maranello, l’appuntamento con la 6 Ore di Imola – gara d’apertura del FIA World Endurance Championship 2026 – rappresenta molto più di una semplice “tappa di casa”. C’è, nelle parole dei suoi piloti, la consapevolezza di avere una buona vettura tra le mani, quella 499P che già durante il Prologo aveva mostrato muscoli e sostanza; resta però, a fare da sfondo a ogni ottimismo, un punto interrogativo non da poco, ovvero il reale livello degli avversari. Perché se da un lato il Cavallino Rampante sembra aver centrato il setup giusto, dall’altro le condizioni variabili del tracciato – oggi avvolto da un sole caldo dopo le basse temperature e l’umido dei test di martedì – potrebbero aver mascherato più di un problema. E allora, ecco che l’incertezza diventa il vero leitmotiv di questo weekend, complice anche un calendario sconvolto da guerre e tensioni geopolitiche che hanno costretto gli organizzatori a rivoluzionare le tappe mediorientali, con la 1812 Chilometri del Qatar slittata a ottobre.
Un mondiale che riparte in salita, tra ritardi e speranze
La geopolitica, si diceva, ha imposto le sue regole anche al Circus dell’endurance, un campionato che negli ultimi anni aveva vissuto un’impennata di popolarità senza precedenti. Così, dopo aver atteso più del previsto, team e concorrenti si ritrovano finalmente a Imola per l’unica prova italiana del WEC, un banco di prova cruciale dove ogni dettaglio – dalle mescole alle mappature del motore – viene passato al setaccio. I piloti di Maranello, lo ripetono con una sorta di cauta fiducia, hanno in mano una buona macchina; ma la parola “favorita” nessuno la pronuncia, quasi fosse un tabù. Forse perché il ricordo delle sorprese altrui è ancora fresco, forse perché l’assenza del confronto diretto in Qatar ha lasciato tutti con il fiato sospeso. Di certo, chi si aspetta una domenica di facile gestione per il rosso, dovrà ricredersi: il livello degli avversari rimane un’incognita e, in una categoria dove i decimi valgono come ore, questo basta a tenere tutti con i nervi a fior di pelle.
La prima sessione e quei segnali incoraggianti (ma da verificare)
Nel primo assaggio ufficiale della stagione, le Ferrari hanno subito impresso il loro marchio. La 499P numero 83 dell’AF Corse, quella guidata da Robert Kubica, ha fatto segnare il miglior tempo nella FP1, precedendo di appena 23 millesimi la gemella numero 50 di Antonio Fuoco. Un duello interno, insomma, che conferma la competitività del progetto, ma che dice poco o nulla sul confronto con le altre case costruttrici. Le condizioni, va detto, sono radicalmente cambiate rispetto ai test del Prologo: il sole splende alto, l’asciutto regna sovrano e nessuna variazione meteorologica è attesa fino alla gara. Eppure, la sessione non è stata priva di momenti di tensione: due neutralizzazioni con Full Course Yellow hanno interrotto il ritmo, prima per un’uscita di pista di Antares Au (McLaren-Garage59) tra Tamburello e Variante Alta, poi per Darren Leung (BMW-WRT) quando un birillo che delimita il tracciato è stato divelto da una vettura proprio in corrispondenza della variante. Incidenti rispettosi delle persone, certo, ma che hanno spezzato la continuità di un turno già di per sé breve.
Rovera e la voglia di iniziare bene, senza sbavature
Tra i piloti del Cavallino, c’è chi non nasconde l’ambizione. “Voglio iniziare bene” ha detto Rovera, e in questa frase semplice si legge la concentrazione di chi sa che un campionato così corto e frammentato non perdona passi falsi. La 6 Ore di Imola, infatti, non è solo una gara: è il primo mattone di una stagione che porterà le rosse in giro per il mondo, tra tappe recuperate e calendari ancora ballerini. Le gerarchie, per ora, restano un mistero. Quello che conta, per Maranello, è non farsi distrarre dall’entusiasmo del pubblico di casa e continuare a lavorare sulla messa a punto, perché gli avversari – si sa – non staranno a guardare. E se le prime indicazioni parlano di una Ferrari veloce, la storia di questo sport insegna che la vera prova del nove arriva solo quando il semaforo si spegne e si lotta ruota a ruota.




