Nuovo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina, mentre Mosca intensifica i raid

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un ulteriore scambio di prigionieri ha avuto luogo oggi tra Russia e Ucraina, come confermato dal ministero della Difesa di Mosca, citando accordi raggiunti il 2 giugno a Istanbul. "Il secondo gruppo di militari russi è stato rilasciato dalle zone controllate da Kiev", ha dichiarato il ministero, precisando che, in cambio, è stato restituito un contingente di soldati ucraini. L’operazione, seppure formalmente bilaterale, si inserisce in un contesto di tensioni crescenti, segnate da offensive aeree e dichiarazioni che lasciano poco spazio alla diplomazia.

Intanto, Volodymyr Zelensky ha rivelato in un’intervista a Valasz Online che i negoziatori russi avrebbero ammesso, in modo quasi cinico, l’inaccettabilità delle loro stesse proposte. "Hanno detto apertamente alla nostra delegazione: ‘Sappiamo che il nostro memorandum è un ultimatum, e che non lo firmerete’", ha raccontato il presidente ucraino, sottolineando come Mosca sembri ormai puntare su una strategia di pressione più che di dialogo.

Sul fronte militare, la scorsa notte ha registrato uno dei più violenti attacchi dall’inizio del conflitto, con Kiev e Odessa nel mirino. Secondo Zelensky, sono stati impiegati 315 droni e sette missili balistici, due dei quali di produzione nordcoreana. A Odessa, un ospedale neonatale è stato colpito, provocando un morto e quattro feriti, mentre a Kiev si contano tre civili feriti. L’offensiva, che ha causato danni ingenti alle infrastrutture urbane, rientra in quella che molti analisti interpretano come una risposta agli attacchi ucraini sul suolo russo, sebbene il Cremlino non abbia mai ammesso pubblicamente un nesso diretto.

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