Exor, la sanità di Philips vale più dell’auto di Stellantis: cosa c’è nella cassaforte degli Agnelli-Elkann

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 2025 si è rivelato, per la holding olandese che porta il nome di Exor, un esercizio di segno decisamente negativo. La cassaforte della famiglia Agnelli-Elkann ha visto il valore del proprio portafoglio contrarsi del 12,6%, un dato che, tradotto in cifre assolute, significa passare da 42,5 a 37,1 miliardi di euro. Una flessione di questa portata, per quanto possa apparire strutturale, è stata determinata in larga misura dalle performance altalenanti – e spesso impietose – delle partecipazioni storiche. Stellantis, il colosso automobilistico nato dalla fusione di Fca e Psa, ha patito un crollo del 50% a Piazza Affari, un tracollo che da solo spiega una parte considerevole del calo del valore lordo degli attivi. Non sono andate meglio Cnh Industrial e neppure Ferrari, sebbene su quest’ultima si stia aprendo un capitolo tecnico-sportivo potenzialmente in controtendenza.

Nel frattempo, però, la mappa degli asset che compongono il conglomerato guidato da John Elkann rivela una trasformazione silenziosa ma profonda. Se un tempo il peso specifico del gruppo era misurato quasi esclusivamente sul comparto automotive – con Stellantis e Ferrari a fare da traino – oggi la bilancia pende in modo significativo verso altri settori. Philips, la multinazionale olandese dell’elettronica e della tecnologia sanitaria, rappresenta ormai un pilastro il cui valore, in termini di contributo alla salute finanziaria del portafoglio, supera quello di Stellantis. È un dato che racconta di una diversificazione strategica voluta, dove la sanità ad alta tecnologia e il lusso acquistano un peso specifico capace di bilanciare le turbolenze cicliche dell’industria automobilistica.

Un 2025 di prove e correzioni per la cassaforte olandese

L’esercizio appena concluso è stato descritto dallo stesso John Elkann, nel corso della consueta conference call con gli analisti finanziari, come un anno complesso. Complessità che ha messo alla prova la resilienza della holding, costringendo a rivedere alcune delle convinzioni consolidate. I dazi commerciali, le tensioni geopolitiche e alcune scelte gestionali interne hanno contribuito a minare le certezze sul comparto auto. Tuttavia, è proprio in questo contesto sfidante, ha spiegato Elkann agli analisti, che Exor ha avuto modo di rafforzare il proprio focus. La società si presenta all’appuntamento con il 2026 forte di una liquidità di 4 miliardi di euro, una posizione che non è mai stata così solida negli ultimi anni e che offre margini di manovra non indifferenti in attesa di nuove operazioni.

La strategia per il futuro – sebbene Elkann non abbia fornito dettagli su operazioni imminenti – sembra orientata verso un modello che punta ad avere meno partecipazioni ma di dimensioni maggiori. Questo passaggio, già emerso in altre occasioni, trova conferma nelle parole pronunciate durante la call: l’idea di concentrare gli sforzi su un numero ristretto di asset in cui la holding può esercitare un’influenza determinante. I settori indicati come prioritari, ha ribadito il ceo, restano la tecnologia, la sanità e il lusso. Tre comparti che, guardando al portafoglio attuale, trovano già una solida rappresentanza rispettivamente in Philips, in Stellantis (sebbene in crisi) e in Ferrari, oltre che in Christian Dior.

La sfida tecnica di Maranello e il peso di una gestione senza filtri

Parallelamente alle manovre finanziarie della holding, il mondo del motorsport offre uno spaccato altrettanto significativo del metodo di lavoro che permea la galassia facente capo alla famiglia. Dopo una stagione di Formula 1 definita “tragica” per la Rossa, il 2025 ha lasciato il posto a un nuovo regolamento tecnico che sembra aver ridisegnato le gerarchie. La SF-26, nei primi appuntamenti disputati tra Australia e Cina, ha mostrato una solidità di base che a Maranello mancava da tempo. È un buon punto di partenza, questo il verdetto non ufficiale che circola nel paddock, per affinare il progetto e tentare di insidiare la Mercedes, che al momento resta il punto di riferimento.

John Elkann, che in Ferrari ricopre il ruolo di presidente, ha spesso utilizzato l’analogia tra la gestione aziendale e quella sportiva. «Correre è imparare», ha dichiarato in una recente uscita pubblica, dove ha parlato apertamente di un “museo degli errori” come metafora della crescita. Un approccio che lascia intendere come, anche nella gestione delle crisi – sia quella della squadra corse che quella più ampia del gruppo Stellantis – si punti a una lettura didattica degli insuccessi. Il 2026, per Stellantis, sarà cruciale. Lo ha detto Elkann senza mezzi termini, ricordando agli analisti che il 21 maggio, in occasione del Capital Markets Day, il colosso automobilistico presenterà la propria roadmap futura con l’intenzione di essere molto chiara su come intende migliorare.

La liquidità come ancora e la discontinuità nei conti

A pesare sul bilancio di Exor nel 2025 è stato un rosso complessivo di 3,8 miliardi di euro. Un dato, questo, che ha fatto da contraltare alla solida posizione di cassa. La capacità di generare liquidità, in un anno di profonda ristrutturazione del valore degli asset, è stata la vera ancora di salvezza per la holding. Con 4 miliardi a disposizione, la cassaforte olandese si trova nella condizione di poter guardare alle opportunità senza l’urgenza di dover cedere partecipazioni in momenti di mercato sfavorevoli.

La conferenza stampa finanziaria ha confermato un approccio pragmatico: il focus su tech, sanità e lusso non è soltanto una dichiarazione di intenti, ma il riflesso di un portafoglio che già oggi riflette questa gerarchia di valori. La sanità di Philips, in particolare, è diventata un asset strategico il cui valore supera quello di Stellantis, segnando un cambio di paradigma per un gruppo nato sull’automobile. È una transizione che avviene mentre la Ferrari, in pista, cerca di trasformare la propria rinascita tecnica in risultati concreti, e mentre Stellantis si prepara a un anno di verità in cui dovrà dimostrare di saper arginare l’emorragia di valore in Borsa.

Un portafoglio in transizione tra vecchie glorie e nuove certezze

L’evoluzione della cassaforte degli Agnelli-Elkann non si legge soltanto nei numeri del bilancio, ma anche nella distribuzione delle risorse. La decisione di non intervenire a gamba tesa sul capitale di Stellantis, nonostante il crollo del Titolo, e di mantenere invece un approccio attendista in attesa del piano industriale di maggio, racconta di una strategia che punta alla governance più che all’intervento diretto. Dall’altra parte, l’investimento in Philips e la solidità delle partecipazioni nel lusso (dove il gruppo opera attraverso una complessa struttura che fa capo a Ferrari e a Christian Dior) offrono quella diversificazione che negli anni precedenti mancava.

Il 2026 si presenta quindi come un anno di transizione, dove le basi gettate nel difficile 2025 dovranno trasformarsi in opportunità. La liquidità accumulata, che Elkann ha definito un punto di forza, potrebbe essere impiegata per nuove acquisizioni, come già accennato dallo stesso ceo. Ma al momento, il quadro che emerge è quello di un gruppo che ha preso atto della fine di un ciclo – quello dell’auto come perno assoluto – e che ora cerca di riposizionarsi su tre gambe: tecnologia sanitaria, lusso e, in misura minore ma ancora rilevante, mobilità. Un equilibrio che, nelle intenzioni della holding, dovrebbe garantire una maggiore resilienza di fronte alle tempeste che il nuovo anno, con le incertezze politiche internazionali e un contesto geopolitico sempre caldo, ha già iniziato a portare con sé.

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