Tricase, la lite in via Cadorna e il fratricidio consumato davanti a uno schermo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il pomeriggio di giovedì 30 aprile, intorno alle diciassette e trenta, un’abitazione del centro di Tricase, situata precisamente in via Cadorna, è diventata teatro di un epilogo sanguinoso che ha visto contrapposti due fratelli originari del Bangladesh. A perdere la vita, colpito ripetutamente da un coltello da cucina, è stato un giovane di 28 anni, mentre l’aggressore, il fratello maggiore di 31 (sebbene le prime ricostruzioni avessero parlato inizialmente di un uomo tra i 32 e i 33 anni), è stato fermato e successivamente arrestato dai Carabinieri con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Non si è trattato di un semplice litigio degenerato per futili motivi, bensì del tragico epilogo di un conflitto che, come emerso nelle ore successive, affondava le radici in questioni economiche e nella gestione di risorse familiari, un dettaglio che ha trovato riscontro nelle indagini coordinate dalla pm Donatina Buffelli.

Ciò che distingue questo episodio di cronaca nera dalla consueta narrazione dei delitti domestici è la modalità efferata e, per certi versi, ipertrofica con cui l’assassino ha gestito l’istante successivo al gesto. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato da fonti vicine all’inchiesta, Sheikh Md Humaun (questo il nome del 31enne fermato, barista come la vittima) non si è limitato a colpire a morte il fratello minore, Nyan. In preda a una crisi di pianto, probabilmente mista a un delirio di onnipotenza o a una macabra voglia di rivalsa, l’uomo ha impugnato il proprio smartphone, ha inquadrato il esanime steso a terra e ha avviato una videochiamata verso il Bangladesh. Dall’altra parte dello schermo, presumibilmente la madre o una sorella, ha assistito in diretta alla scena, mentre l’uomo confessava il delitto e la donna, disperata, urlava invano di chiamare un medico per tentare di salvare l’altra vittima.

La scena del crimine e l’allarme lanciato dal coinquilino

Prima ancora che la telefonata sconvolgesse i parenti in patria, a destare l’allarme nel quartiere era stato un loro connazionale, un terzo uomo che viveva con i due fratelli nell’appartamento di via Cadorna. Costui, sceso in strada in evidente stato confusionario e con gli abiti macchiati di sangue, ha chiesto aiuto ai passanti, raccontando che all’interno era in corso una violenta lite degenerata in aggressione. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce, giunti sul posto insieme al personale del 118, hanno trovato l’omicida ancora nell’appartamento in stato di shock, senza opporre resistenza all’arresto. Durante i rilievi, gli specialisti della Sezione Rilievi hanno sequestrato il coltello da cucina utilizzato per il delitto e hanno acquisito i dispositivi elettronici, nei quali è stata trovata traccia del macabro filmato che, secondo alcune fonti, sarebbe rapidamente circolato anche sui social network nel paese d’origine.

Il contraddittorio emerso dalle prime ore di indagine, con alcune agenzie di stampa che riportavano inizialmente l’età della vittima come 29 anni e l’assassino come 33enne, è stato gradualmente ricomposto dagli accertamenti che hanno fissato le generalità precise dei soggetti coinvolti. Ciò che appare ormai consolidato, al netto delle variabili anagrafiche, è la cornice umana e sociale di una vicenda che ha sconvolto la piccola comunità salentina. I due fratelli, lungi dall’essere emarginati, erano infatti considerati ragazzi integrati e lavoratori modello. Entrambi avevano frequentato progetti di accoglienza e lavoravano come banconisti nello stesso locale di Tricase Porto, un bar noto nella zona. Una routine di sacrifici, dove gran parte dei guadagni veniva rimessa insieme per essere inviata alla famiglia rimasta in Bangladesh, nascondeva evidentemente un rancore profondo, legato probabilmente alla ripartizione di quelle stesse risorse.

Le contraddizioni di un legame trasformato in odio

È proprio la natura economica del movente, accennata dagli inquirenti e circostanziata dalla ricostruzione della videochiamata, a rendere questo fratricidio particolarmente agghiacciante. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Sud, l’assassino avrebbe letteralmente “giustificato” il proprio gesto davanti alla telecamera, additando i soldi come ragione scatenante del massacro. Parliamo di una lite nata tra quattro mura, in quell’appartamento di via Cadorna che i due condividevano (probabilmente insieme ad altri connazionali in un progetto di accoglienza Sai del Comune di Tricase), e che rappresentava il loro piccolo rifugio nella nuova terra d’approdo. Un rifugio che si è trasformato in una trappola mortale per il più giovane dei due, raggiunto da una furia omicida che nulla aveva a che vedere con la criminalità organizzata o con le risse da strada, ma che affondava nella più intima e torbida delle relazioni umane: quella fraterna.

I militari hanno sentito diverse persone coinvolte nella rissa, oltre al testimone oculare che ha vissuto quei drammatici istanti. L’attenzione degli inquirenti, coordinati dalla pm Buffelli, è ora concentrata sulla ricostruzione minuto per minuto della lite, per verificare se vi fosse premeditazione o se si sia trattato di un raptus improvviso, sebbene l’uso di un’arma da cucina – facilmente reperibile in qualsiasi focolare – non indichi necessariamente un piano studiato. La salma del 28enne è stata trasferita all’obitorio del Vito Fazzi, dove l’autopsia disposta dalla procura cercherà di datare con precisione le lesioni e chiarire gli ultimi secondi di vita della vittima, mentre l’arrestato è stato tradotto in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nelle parole della donna che dall’altra parte del telefono implorava l’assassino di chiamare un’ambulanza, si coglie l’eco di un dolore senza confini, un grido che non è riuscito a fermare la mano armata di un figlio lontano da casa, diventato improvvisamente carnefice di suo fratello.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.