Pericolo fulmini in montagna, i consigli del Soccorso Alpino: "La chiave è la prevenzione"
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Redazione Interno
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La scorsa domenica, due escursionisti hanno perso tragicamente la vita dopo essere stati colpiti da un fulmine in due distinti episodi, uno sull'Etna e l'altro in Alto Adige. Questi incidenti, che hanno scosso il mondo dell'alpinismo e non solo, riportano con forza l'attenzione sui rischi legati ai temporali in quota e sull'importanza di un approccio consapevole alla montagna, come sottolineato dagli esperti del Soccorso Alpino.
In entrambi i casi, le vittime si trovavano in zone particolarmente esposte quando il maltempo le ha sorprese, vanificando i tentativi di mettersi in salvo.
Le due tragedie: Alto Adige ed Etna
Sul Piz Starlex, una cima di 3.075 metri al confine tra l'Italia e la Svizzera, il 42enne Gustav Wiesler è stato sorpreso da un temporale durante la discesa. L'uomo, residente a Tubre, aveva effettuato l'ultimo contatto telefonico con i familiari intorno alle 13, direttamente dalla vetta. Non facendo più ritorno a casa, sono scattate le ricerche. Il corpo è stato individuato intorno alle 23:44 in un terreno impervio a circa 2.600 metri di quota, lungo il sentiero n. 4, grazie all'utilizzo di un drone da parte dei soccorritori.
Le operazioni, che hanno coinvolto una quarantina di persone tra Soccorso Alpino, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco, hanno purtroppo potuto solo constatare il decesso dell'escursionista, probabilmente avvenuto a causa della scarica elettrica.
Sull'Etna, invece, a perdere la vita è stato un turista statunitense di 29 anni, deceduto successivamente all'ospedale Cannizzaro di Catania. L'uomo si era avventurato in una zona interdetta al pubblico, nella Valle del Bove, in prossimità di Rocca Capra, quando è stato centrato dal fulmine mentre un violento temporale si abbatteva sulla zona.
Ritrovato casualmente da un gruppo di escursionisti, il giovane è stato soccorso in condizioni critiche e trasportato in ospedale via elisoccorso, ma i tentativi di rianimazione non sono serviti a scongiurarne la morte, sopraggiunta in serata.
"Prevenzione" e comportamento in montagna
A fronte di queste drammatiche evenienze, Pino Giostra, della direzione nazionale del Soccorso Alpino, ha ribadito all'Adnkronos l'assoluta centralità della prevenzione come unica vera arma per scongiurare conseguenze fatali in montagna. Pianificare l'escursione consultando con attenzione le previsioni meteorologiche è il primo passo, in un periodo in cui i fenomeni atmosferici si mostrano sempre più violenti e imprevedibili. Ma se il temporale coglie impreparati, è fondamentale sapere come comportarsi per ridurre al minimo i rischi.
Giostra consiglia di allontanarsi immediatamente da creste, vette e pareti rocciose, che sono i punti maggiormente esposti ai fulmini, e di scendere il più rapidamente possibile di quota. Allo stesso modo, è opportuno abbandonare o tenere a distanza oggetti metallici come bastoni da trekking o piccozze, che possono attirare le scariche elettriche.
I segnali d'allarme e i comportamenti da adottare
Un altro avvertimento, meno noto, è quello legato ai cosiddetti "fuochi di Sant'Elmo", scariche elettriche che appaiono come fiammelle blu sulle cime o su oggetti metallici e segnalano un'area altamente elettrizzata, preludio a una fulminazione. In presenza di questi segnali, l'unica via è abbandonare la posizione e mettersi in salvo. Inoltre, se si è in gruppo, è bene disperdersi, mantenendo una distanza di almeno dieci metri l'uno dall'altro per evitare che la corrente si propaghi da una persona all'altra.
L'esperto del Soccorso Alpino ha sottolineato la potenza devastante di un fulmine, capace di raggiungere temperature di trentamila gradi e una velocità di diecimila chilometri al secondo, rendendolo un evento imprevedibile e inevitabile se non ci si mette al riparo in tempo.
I consigli della Protezione Civile e dell'Istituto Superiore di Sanità
Anche le indicazioni fornite dalla Protezione Civile e dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) vanno nella stessa direzione, fornendo un vademecum di buone pratiche per gli escursionisti e per chiunque si trovi all'aperto durante un temporale. Tra i comportamenti da evitare, c'è quello di ripararsi sotto un albero isolato o in un bosco, poiché gli alberi, specie se isolati, rappresentano un bersaglio privilegiato per i fulmini.
È altrettanto pericoloso sostare vicino a cancelli, recinzioni e strutture metalliche, che sono eccellenti conduttori di elettricità. Se ci si trova in uno spazio aperto e non è possibile trovare riparo all'interno di un edificio o di un'auto (con i finestrini rigorosamente chiusi), la posizione più sicura da assumere è quella accovacciata, con la testa il più possibile bassa e le mani sulle ginocchia, per minimizzare il contatto con il suolo.
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