La rissa tra compagni dell'Everton e la crisi senza fine del Manchester United
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Redazione Sport
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L'immagine di un calciatore che alza le mani su un avversario è, purtroppo, una scena che il calcio ha imparato a conoscere, seppur con disappunto. Ciò che trasforma un episodio di gioco in un fatto di cronaca, destinato a dominare le discussioni, è invece quando quel gesto si consuma tra due giocatori della stessa maglia, in piena area di rigore e sotto gli occhi attoniti di un intero stadio. È precisamente quanto accaduto all'Old Trafford, dove l'Everton, sebbene in dieci uomini per oltre ottanta minuti, ha saputo imporsi per 1-0 su un Manchester United opaco e inefficace, un risultato che riporta la squadra di casa, ora decima in classifica, al centro di un dibattito sulla sua profonda mediocrità.
Il rosso diretto e l'inattesa approvazione
L'arbitro, di fronte all'azione plateale, non ha avuto esitazioni nell'estrarre il cartellino rosso per Idrissa Gueye, colpevole di aver colpito con uno schiaffo il proprio compagno di squadra Michael Keane. La decisione, tecnicamente ineccepibile poiché il regolamento non fa distinzione tra avversari e compagni quando si tratta di condotte violente, ha privato i Toffees di un elemento esperto già al tredicesimo minuto. Una scelta, quella dell'arbitro, che ha trovato un inaspettato sostenitore proprio nella figura da cui ci si aspetterebbe una condanna senza appello: l'allenatore dell'Everton. Egli, infatti, ha dichiarato di apprezzare quell'eccesso di competitività, una presa di posizione che, se da un lato sconcerta, dall'altro delinea una certa filosofia di gioco basata sul carattere e sull'aggressività, elementi che, in quel frangente, hanno certamente unito la squadra anziché dividerla.
La delusione dei Red Devils
Nonostante la superiorità numerica, il Manchester United non è riuscito a capitalizzare l'episodio, mostrando ancora una volta quelle carenze strutturali che ne segnano una crisi definita, non a caso, "senza fine". I Red Devils, che pure hanno creato diverse occasioni da gol, non sono mai riusciti a essere realmente pericolosi, offrendo l'immagine di una squadra confusa e priva di idee. A peggiorare il quadro, si sono aggiunte le durissime critiche di un ex bandiera del club, il quale ha puntato il dito contro l'impegno insufficiente di alcuni giocatori, accusandone addirittura la andatura, giudicata troppo dimessa per un contesto di alta competizione.
Un club alla ricerca di un'identità
La sconfitta, ancor più che per il risultato in sé, si inserisce in un panorama di malessere generale che attanaglia il club. Ai tifosi, che prima della partita erano stati informati dell'installazione di nuovi rubinetti per la birra negli spazi dello stadio, è rimasto ben poco da celebrare, se non la constatazione di un declino che appare inarrestabile. L'incontro ha così finito per raccontare due storie parallele: da un lato la reazione compatta, seppur paradossale, di una squadra visitatrice capace di reagire a un episodio infelice; dall'altro l'incapacità cronica della squadra di casa di trovare una quadra, un problema che va ben al di là del semplice esito di una partita e che continua a minarne le fondamenta.




