Erdogan a Roma per il vertice con Meloni: tessile, spazio e migrazioni al centro del dialogo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roma, 29 apr. – Quello che si è aperto oggi a Villa Pamphilj non è un semplice incontro di routine, ma un vertice che potrebbe ridisegnare gli equilibri tra Italia e Turchia, due Paesi legati da rapporti sempre più stretti, anche se non privi di tensioni. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, accolto dalla premier Giorgia Meloni, ha davanti a sé un’agenda fitta di dossier, che spaziano dagli accordi commerciali – con il tessile e l’aerospazio in primo piano – fino alla gestione dei flussi migratori, tema spinoso su cui Ankara gioca un ruolo chiave.

Nonostante il programma iniziale prevedesse un forum imprenditoriale al Parco dei Principi, la giornata ha subito una variazione per consentire a Erdogan di recarsi in Vaticano e rendere omaggio a Papa Francesco, scomparso pochi giorni fa. Un gesto che, al di là del protocollo, sottolinea il peso delle relazioni diplomatiche tra Turchia e Santa Sede, mentre Roma si conferma crocevia di dialogo politico e religioso.

Gli accordi sul tavolo, alcuni già definiti e altri in via di finalizzazione, puntano a consolidare una partnership strategica che negli ultimi anni ha registrato una crescita costante. L’interscambio commerciale, trainato da settori come l’automotive e l’energia, supera ormai i 20 miliardi di euro, con ambizioni di ulteriore espansione. «Misure per rafforzare la cooperazione», hanno anticipato fonti vicine alla delegazione turca, citando anche un confronto «diretto e franco» su crisi regionali, dalla Libia al Mar Nero, dove gli interessi dei due Paesi spesso si intrecciano.

Tra i memorandum previsti, spiccano quelli su archeologia e sport, settori in cui Italia e Turchia condividono progetti di ricerca e scambio culturale. Ma è sulla difesa che si gioca la partita più delicata, con Ankara interessata a tecnologie italiane e Roma attenta a bilanciare i rapporti con un alleato complesso, ma indispensabile nel controllo delle rotte migratorie.

Quello di oggi è il quarto vertice intergovernativo dal 2020, segno di una collaborazione che, nonostante le differenze, resiste alle turbolenze internazionali. Se Erdogan ha definito il dialogo con l’Italia «solido», Meloni punta a tradurre le intese in risultati concreti, evitando però di cadere in facili ottimismi. Resta da vedere, infatti, come le parole si tradurranno in fatti, soprattutto su temi come i diritti umani e le libertà democratiche, su cui le posizioni rimangono distanti.

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