Il rischio nascosto per cuore e cervello dopo l'influenza e il Covid

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'arrivo dei primi freddi riporta in primo piano, come ogni anno, la minaccia di influenza, Covid e altri virus respiratori, le cui manifestazioni acute – come la febbre alta, la tosse persistente e una spossatezza che immobilizza – sono ben note e temute. Quello che invece sfugge alla percezione comune, celandosi nel periodo di convalescenza, è un pericolo più subdolo e potenzialmente più grave, che riguarda la salute cardiovascolare e che recenti indagini scientifiche stanno portando alla luce con dati inequivocabili.

Il legame tra virus e eventi cardiovascolari

Una metanalisi di vasta portata, pubblicata sul Journal of the American Heart Association e che ha passato in rassegna ben 155 studi precedenti, ha stabilito una correlazione significativa tra le infezioni virali, siano esse acute o croniche, e un marcato incremento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari maggiori. La ricerca, coordinata dalla University of California di Los Angeles, ha evidenziato come, nelle settimane immediatamente successive all'infezione, la probabilità di essere colpiti da un infarto o da un ictus possa crescere in maniera drastica, arrivando a essere fino a cinque volte superiore rispetto alla norma. Questo accade perché il sistema immunitario, nel suo complesso lavoro di contrasto al virus, può innescare una risposta infiammatoria sistemica che, tra le altre cose, favorisce processi di coagulazione del sangue e rende instabili le placche presenti sulle pareti arteriose, predisponendo così a eventi acuti anche individui che non avevano mai manifestato precedenti problemi cardiaci.

Le conseguenze a lungo termine sul sistema vascolare

Oltre al pericolo immediato, esistono poi segni che rimangono impressi sull'organismo ben dopo la scomparsa dei sintomi. Un filone di ricerca separato, condotto dall'Université Paris Cité e i cui esiti sono stati divulgati sull'European Heart Journal, si è concentrato specificamente sugli strascichi del Covid, riscontrando un invecchiamento precoce del sistema cardiovascolare specialmente nelle donne. Lo studio, presentato in sede di congresso della European Society of Cardiology, ha calcolato che un'infezione da Sars-CoV-2, persino nelle sue forme più lievi, possa imprimere alle arterie femminili un'usura paragonabile a un invecchiamento di circa cinque anni, un dato che delinea le possibili conseguenze a lungo termine di un patogeno con cui la popolazione mondiale continua a confrontarsi.

Un meccanismo biologico che va oltre i polmoni

La scoperta fondamentale, che accomuna le diverse ricerche, è che l'azione di questi virus non si limita affatto all'apparato respiratorio, ma può intaccare in profondità l'apparato circolatorio. L'infiammazione, che è una risposta naturale dell'organismo, quando diventa eccessiva o prolungata si trasforma in un'arma a doppio taglio, capace di alterare l'equilibrio vascolare e di minare la stabilità di organi vitali come il cuore e il cervello. Si tratta di un meccanismo biologico che spiega come, superata la fase acuta della malattia, il vero rischio per la salute possa semplicemente essersi spostato, restando in agguato per un periodo di tempo non trascurabile e richiedendo, quindi, una vigilanza medica attenta e prolungata.

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