Bibbiano, il tribunale assolve 11 imputati: solo tre condanne lievi per falso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il processo che per anni ha tenuto banco sui media, noto come "caso Bibbiano", si è concluso con un esito che ridimensiona drasticamente l’accusa. Su 14 imputati, 11 sono stati assolti con formula piena – "perché il fatto non sussiste" – mentre le uniche condanne, tutte con pena sospesa, riguardano reati minori. Federica Anghinolfi, Francesco Monopoli e la neuropsichiatra Floriana Murru sono stati riconosciuti colpevoli, rispettivamente, di falso in atto pubblico e rivelazione di segreti, ma le pene inflitte – due anni, un anno e otto mesi, cinque mesi – appaiono lontanissime dalle richieste iniziali della procura, che aveva chiesto condanne fino a 15 anni per oltre cento capi d’imputazione.

Il tribunale collegiale di Reggio Emilia, presieduto dalla giudice Sarah Iusto, ha dunque smontato gran parte della tesi accusatoria, quella secondo cui un presunto "sistema" avrebbe plagiato minori per sottrarli alle famiglie e favorirne l’affido. Un’inchiesta, quella battezzata "Angeli e Demoni", esplosa nel giugno 2019 a Bibbiano, piccolo comune della provincia reggiana, e diventata immediatamente un caso nazionale, alimentando polemiche politiche e un dibattito infuocato sul sistema di tutela dei minori.

Tra gli assolti, Nadia Bolognini, psicoterapeuta e moglie dello psicoanalista Claudio Foti, il cui legale Luca Bauccio ha parlato di «riscatto dopo sei anni di gogna». Stessa soddisfazione per Nicola Canestrini, difensore di Monopoli, che ha sottolineato come la condanna del suo assistito riguardi «illeciti amministrativi, non i gravissimi reati inizialmente contestati».

In aula, al momento della lettura della sentenza, l’emozione è stata palpabile: abbracci tra gli avvocati, sguardi sollevati, qualche lacrima. Quello che era stato dipinto come un scandalo dalle tinte quasi criminali si è rivelato, in sede giudiziaria, una montagna che ha partorito un topolino. Le uniche macchie emerse – il falso e la violazione della riservatezza – nulla hanno a che vedere con le accuse originarie di manipolazione dei minori.

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