Caracas in piazza per Maduro, mentre il Venezuela naviga in acque turbolente
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Redazione Esteri
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Mentre a New York procede il processo a suo carico, dove deve rispondere di quattro gravi capi d’accusa federali, la figura di Nicolás Maduro torna a riempire le strade di Caracas, seppur in sua assenza. Una folla di sostenitori del governo ha infatti marciato nella capitale venezuelana, chiedendo a gran voce la liberazione dell’ex presidente e di sua moglie, Cilia Flores, catturati durante un’operazione condotta dalle forze speciali statunitensi sotto la diretta autorità del presidente Donald Trump. Quella che si è consumata è un’azione di forza senza molti precedenti, la cui legittimità viene messa in discussione a livello globale, e che riporta alla memoria, per modalità e portata, l’intervento americano a Panama contro il generale Manuel Noriega nel lontano 1989.
Il dibattito italiano sull'intervento e le sue ripercussioni secondo un’indagine condotta da Only Numbers, una netta maggioranza degli italiani, il 56,9%, ritiene illegittima l’incursione militare oltre i confini nazionali, un dato che riflette un più ampio e acceso dibattito sulla scena internazionale. L’intervento, che ha brutalmente spostato le dinamiche dal piano del confronto diplomatico a quello dell’imposizione militare, appare come una mossa dettata più da una logica di pura opportunità che da una strategia ideologica definita, segnando un vulnus gravissimo, anche se forse non del tutto irreversibile, alle norme che regolano i rapporti tra stati sovrani.
Le tensioni nel dopo-Maduro e la lotta per il potere nel vuoto di potere creatosi, mentre la sede dell’intelligence nazionale all’Helicoide viene smantellata e la compagnia petrolifera statale Pdvsa subisce un radicale avvicendamento di decine di suoi manager, si consuma uno scontro per il controllo del paese. Da un lato, Delcy Rodríguez, che sembra voler chiudere col passato proponendo un nuovo corso politico; dall’altro, il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, espressione di quello che viene definito lo “Stato profondo” e la cui autorità è stata pubblicamente scavalcata dall’improvvisa liberazione di quattrocento prigionieri politici. Sono segnali di una transizione caotica, dove le vecchie strutture di potere resistono e le nuove cercano di imporsi attraverso gesti di forte discontinuità.




