La sorella di Matilde Lorenzi: "La morte di Franzoso non è una fatalità"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Lucrezia Lorenzi, sorella della sciatrice Matilde scomparsa lo scorso ottobre a soli diciannove anni in seguito a un incidente in allenamento, ha rotto il silenzio per unirsi al dolore della famiglia di Matteo Franzoso, lo sciatore azzurro morto in Cile dopo un trauma cranico riportato durante un salto. La sua presa di posizione, veemente e lucida, rifiuta con forza ogni definizione di "tragedia" o "disgrazia", puntando il dito contro un sistema che, a suo dire, abbasserebbe la guardia sulla sicurezza degli atleti in assenza di telecamere e riflettori.

La dinamica dell’incidente di Franzoso, che ha coinvolto lo sciatore di venticinque anni durante un allenamento sulle nevi cilene, appare tanto tragica quanto evitabile. L’atleta, una delle promesse più luminose della velocità italiana, è uscito di pista in seguito a un salto non garantito, volando per sette metri senza la protezione dei classici airbag d’ sicurezza. Trasportato d’urgenza in un ospedale di Santiago, i medici non hanno potuto far altro che constatare un trauma cranico irreversibile e, dopo due giorni di coma indotto, Matteo Franzoso ha smesso di lottare.

Le parole di Lorenzi riecheggiano un dolore familiare, quello per la perdita della giovane sorella Matilde, stroncata da una caduta in un training appena sei mesi fa, e sembrano sollevare un velo su una presunta negligenza diffusa. Senza mezzi termini, ella invita a smetterla di attribuire queste morti al caso, denunciando una cultura sportiva che a volte privilegierebbe la performance rispetto all’incolumità dei suoi atleti, specialmente lontano dai grandi eventi mediatici.

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