Ucraina, la partita a scacchi tra Putin e Zelensky con Trump come spettatore riluttante

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dall’accoglienza formale in Alaska, dove un tappeto rosso gli è stato simbolicamente srotolato sotto i piedi, alla successiva visita al laboratorio nucleare di Sarov: Vladimir Putin, in un lasso di tempo brevissimo, ha operato un netto cambio di registro nel suo approccio dialettico verso gli Stati Uniti. Una mossa che coincide con l’annuncio del presidente americano Donald Trump di concedere ancora quattordici giorni alla diplomazia, prima di stabilire, come ha egli stesso dichiarato, «di chi è la colpa» per un eventuale fallimento delle trattative di pace.

Trump, che si è definito un mediatore riluttante, ha ribadito la sua intenzione di fare un passo indietro nel tentativo di far dialogare direttamente le due controparti, descritte senza mezzi termini come «olio e aceto», confessando peraltro di «preferire» non essere fisicamente presente a un loro ipotetico incontro. Una posizione che delinea un approccio volutamente distaccato, sebbene il capo della Casa Bianca mantenga saldamente le redini del processo negoziale.

Dall’altra parte, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha lanciato un attacco verbale diretto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accusandolo di aver respinto, durante il recente vertice di Washington, tutte le proposte avanzate dagli Stati Uniti per una soluzione concreta del conflitto. Affermazioni che contribuiscono a irrigidire ulteriormente le posizioni, già di per sé distanti.

Nel frattempo, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha compiuto una visita a sorpresa a Kiev, incontrando Zelensky e ribadendo con forza che «robuste garanzie di sicurezza per l’Ucraina sono essenziali e ci stiamo lavorando». Una dichiarazione che segnala il continuo impegno dell’Alleanza Atlantica a sostegno di Kiev, nonostante le mosse oscillanti di Mosca.

Proprio da Kiev arriva l’analisi più lucida sullo stallo attuale. Il primo viceministro degli Esteri ucraino, Serhiy Kyslytsia, in un’intervista a NBC News, ha affermato che, nonostante i progressi graduali compiuti con Washington e i partner europei sulle garanzie di sicurezza – progressi che procedono parallelamente ai tentativi russi di far naufragare il processo di pace – Vladimir Putin non appare affatto pronto per avviare negoziati sostanziali, tantomeno per un incontro bilaterale o trilaterale. Una valutazione che frena sul nascere ogni facile ottimismo.

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